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Versione solo testo - Camera di commercio di Asti, 16 settembre 2019
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Agricoltura



Asti, 16 settembre 2019



Analisi economica provinciale



AGRICOLTURA

Contenuto pagina

Principali coltivazioni agricole
Rapporto delle imprese agricole
Quotazioni dei principali prodotti agricoli e zootecnici commercializzati sulla piazza di Asti
Quotazioni medie dei vini pubblicate sui listini settimanali della Camera di Commercio di Asti
Mercuriali delle uve di chiusura vendemmia 2004

Al 30 settembre 2004 risultano iscritte al Registro Imprese della Camera di Commercio di Asti 9.601 imprese agricole. Il movimento anagrafico del trimestre in esame fa rilevare 30 iscrizioni e 75 cessazioni di attività, pari ad un tasso di attività negativo per lo 0,37% ed a fronte di un tasso di attività, registrato nel 3° trimestre 2003, di -0,45%. Tale confronto mette in evidenza un lieve rallentamento nel processo di ridimensionamento, dovuto principalmente ad accorpamento, del numero delle imprese agricole.
Il rapporto delle imprese agricole sul totale delle imprese si mantiene però costante con una quota del 38%.
La destinazione della superficie agricola utilizzata è stata la seguente:
- 27,2% a cereali,
- 26,7% a boschi e pioppeti,
- 20,1% a vite,
- 11,3% a foraggio,
- 8,4% ad ortaggi,
- 3,2% a coltivazioni industriali,
- 3,1% a frutta.
Per i cereali, a fronte di una superficie coltivata stazionaria, a seguito di rese elevate, si registrano, rispetto allo scorso anno, consistenti aumenti di produzione: +13,7% per il frumento, +8,3% per l´orzo, +10% per l´avena, +19% per il mais. Le colture di frumento e di orzo non hanno però dato luogo alla giusta remunerazione per effetto di una qualità scadente dovuta a forti attacchi di cimici.
La produzione locale, quotata sul mercato a circa 11,00 euro al quintale (-23,6% rispetto al 2003) non è risultata adatta alla panificazione ed è stata destinata alla produzione di mangimi. Anche per la coltura del mais, sebbene di buona qualità, si stanno incontrando difficoltà di commercializzazione in quanto, a fronte di una quotazione di 12,00 euro al quintale di prodotto secco, è risultato più conveniente sostituire il frumento al mais nell´alimentazione del bestiame.
Relativamente alle colture industriali si rileva un maggior peso nella coltivazione della barbabietola da zucchero che vede impegnate 164 aziende della provincia di Asti. La relativa superficie coltivata, pari a 1.418 ettari, ha fatto registrare, rispetto al 2003, una flessione del 14%. Il titolo zuccherino, pari a 17,22% è giudicato soddisfacente, la resa non è stata ottimale ma il confronto con l´annata precedente, decisamente poco generosa, ha messo in evidenza un aumento della produzione del 20,2%.
La vite ha mantenuto stabile la superficie coltivata che, con 18.640 ettari, comprende il 20,1% della S.A.U. provinciale. Il raccolto della vendemmia 2004 è stato di ottima qualità per tutti i tipi di uve in quanto l´andamento meteorologico è stato particolarmente favorevole salvo che per le pochissime zone grandinate. La resa è stata eccezionale: in media 84,5 quintali per ettaro pari ad una produzione totale di 1.572.480 quintali. Una vendemmia di qualità, pur in presenza di una quantità superiore al normale: l´uva è giunta sana alla maturazione, con un tenore zuccherino elevato per cui sicuramente i vini prodotti saranno d´annata, eccellenti anche da invecchiamento.
Le quotazioni delle uve risultano inferiori a quelle rilevate a chiusura della vendemmia 2003 con le sole eccezioni del moscato (+3,7%) per il quale la quotazione deriva da un accordo tra associazioni agricole ed associazioni industriali, dell´alta Langa (+8,6%) e del ruchè (+0,2%). Le cause di questa flessione sono da ricercarsi non solo nell´elevata produzione, ma anche nel fatto che nel 2003 i viticoltori avevano spuntato quotazioni particolarmente elevate a seguito di una scarsissima produzione, per cui il confronto si attua su un´annata anomala.
Sotto l´aspetto commerciale, dal raffronto delle quotazioni medie dei vini risultanti dai bollettini settimanali pubblicati dalla Camera di Commercio a fine settembre 2004 con le rilevazioni del mese di settembre 2003, si osservano consistenti aumenti, anch´essi da mettere in relazione con una produzione 2003 di qualità, ma quantitativamente limitata.
Gli operatori denunciano una situazione di mercato alquanto fiacca caratterizzata da minori vendite. Il prodotto vino sembra risentire in modo accentuato della generalizzata crisi congiunturale che coinvolge il contesto internazionale. Si sottolinea però come la produzione astigiana, che negli ultimi anni ha raggiunto livelli qualitativi elevati, ma che ha mantenuto prezzi alla portata del consumatore medio, abbia mantenuto un certo equilibrio sul mercato ed abbia risentito meno di altri vini prestigiosi della crisi del settore.
Per gli ortaggi si rileva una superficie coltivata stazionaria ed una produzione di buona qualità, soddisfacente dal punto di vista del volume delle vendite, ma negativa a causa dei prezzi alla produzione molti bassi, in media inferiori per il 20-30% rispetto a quelli registrati nel 2003.
L´annata agraria è stata favorevole anche alle colture frutticole. La produzione, grazie ad una resa elevata soprattutto per le mele e per le pesche, è stata abbondante, di qualità e di ottima pezzatura. Le quotazioni variano da euro 0,50 per i frutti più piccoli ad euro 1,10 per le pezzature più grandi e sono giudicate nella norma. La superficie coltivata a fruttiferi è però modesta e tende a ridursi ulteriormente, solo per il nocciolo, con 2.100 ettari di superficie investita, assume una certa rilevanza e manifesta un trend evolutivo. Si stima, per le nocciole, una produzione di 22.500 quintali, quantità che evidenzia un incremento del 18,4% rispetto allo scorso anno per l´effetto combinato di un lieve aumento della superficie coltivata e della resa. La qualità, reputata nella media a causa di un´abbondante produzione e di scarse precipitazioni nella periodo di maggior bisogno della pianta, è stata confermata dalla sgusciatura, per quanto sia frequente la presenza di diverse partite con resa molto bassa. Le quotazioni ufficiali si riferiscono alla Nocciola Piemonte e, con un valore medio di euro 1,575 al kg., mettono in evidenza una diminuzione dell´8,7%. La produzione abbondante e la qualità non eccellente avrebbero potuto avere maggiori conseguenze sulle quotazioni ma, a fronte di una moderata concorrenza di nocciole provenienti dalla Turchia e dell´Italia Meridionale, scarse a causa di un andamento climatico avverso, l´offerta locale si trova ad operare su un mercato tutto sommato soddisfacente sia dal lato della domanda che del prezzo.
Con riferimento al settore zootecnico si rileva, in controtendenza con quanto segnalato nel primo semestre, una flessione delle vacche nutrici. Negli ultimi due anni, l´attenzione del consumatore nei confronti della provenienza del bestiame e della garanzia su tracciabilità e controllo, ha indotto gli operatori a concentrare gli sforzi e gli investimenti in allevamenti che permettessero di ottenere un prodotto biologico con l´allevamento di bovini nati esclusivamente in regione, preferibilmente allo stato semibrado, alimentati con mangimi e foraggi prodotti dalle aziende stesse. Un mercato estremamente vulnerabile e condizionato, nei mesi estivi, da un´offerta superiore alla domanda, non ha però premiato tale impegno: le quotazioni sono infatti diminuite di oltre il 20% per le vacche, di circa il 12% per i vitelli di razza piemontese, mentre ancora più rilevante è stata la flessione del prezzo dei vitelli di razza estera (-19%).



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