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Versione solo testo - Camera di commercio di Asti, 15 ottobre 2019
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Agricoltura



Asti, 15 ottobre 2019
Ultimo aggiornamento: 10.06.2005



Analisi economica provinciale



AGRICOLTURA

Contenuto pagina

Produzione agricola e superficie agricola utilizzata nella provincia di Asti nell´anno 2004
Principali coltivazioni agricole
Produzione lorda vendibile agricola della provincia di Asti anno 2003
Rapporto imprese agricole su imprese altri settori
Quotazioni dei principali prodotti agricoli e zootecnici commercializzati sulla piazza di Asti
Quotazioni medie dei vini pubblicate sui listini settimanali dei prezzi all´ingrosso della Camera di Commercio di Asti
Mercuriali delle uve di chiusura vendemmia 2004
Superficie coltivata a vite e produzioni di vino in provincia di Asti
Albo vigneti della Camera di Commercio di Asti

Albo coylicolo della Camera di Commercio di Asti
Consistenza del bestiame all´1/12/2004

Al 31 dicembre 2004 le imprese agricole iscritte al Registro Imprese della Camera di Commercio di Asti sono 9.521, il 2,5% in meno rispetto all´anno precedente. Il movimento anagrafico ha fatto rilevare 272 nuove iscrizioni a fronte di 568 cessazioni per un tasso di attività pari al 3%. Il processo di ridimensionamento e accorpamento che da anni caratterizza il settore agricolo prosegue se pur in misura più lieve rispetto all´anno precedente in cui il tasso di attività era risultato di -4,66%. Le imprese agricole rappresentano comunque il 35% del totale delle imprese.
Secondo l´ultima elaborazione condotta da Unioncamere, la Produzione Lorda Vendibile in Agricoltura riferita all´anno 2003 ammonta a 291,6 milioni di euro e pone la provincia di Asti al quarto posto tra le province piemontesi dopo Cuneo, Torino e Alessandria.
Il 47% della PLV agricola astigiana è rappresentato dalla vitivinicoltura che rispetto all´anno precedente ha fatto registrare un incremento del 4,2%. Le colture viticole costituiscono la voce più consistente dell´economia agricola provinciale e pongono la provincia di Asti al primo posto in Piemonte e al 7° posto a livello nazionale dopo le province di Bari, Verona, Treviso, Foggia, Taranto e Trapani. I cereali, le coltivazioni industriali e i prodotti forestali sono invece le voci che hanno fatto registrare una variazione negativa rispetto all´anno precedente.
Nel 2004 la destinazione della superficie agricola utilizzata è stata la seguente:
- 27,1% a cereali,
- 26,7% a boschi e pioppeti,
- 20% a vite,
- 11,3% a foraggio,
- 8,7% ad ortaggi,
- 3,2% a coltivazioni industriali,
- 3% a frutta.
L´annata agraria 2004 è stata caratterizzata da un clima favorevole che ha permesso una buona resa per tutte le colture a differenza dell´annata precedente in cui la siccità aveva compromesso pressoché tutti i raccolti.
I cereali, a fronte di una superficie coltivata stazionaria, hanno fatto registrare un consistente aumento della produzione: +13,7% per il frumento, +8,3% per l´orzo, +10% per l´avena, +19% per il mais. Le colture di frumento e di orzo non hanno però dato luogo alla giusta remunerazione per effetto di una qualità scadente dovuta a forti attacchi di cimici. La produzione locale è stata quotata sul mercato a circa 12,00 euro al quintale e ha subito una diminuzione di prezzo di oltre il 30% rispetto al 2003. Il prodotto è infatti risultato di qualità scadente, tanto da non essere ritenuto adatto alla panificazione e quindi destinato alla produzione di mangimi. La coltura del mais ha dato un abbondante raccolto, di buona qualità, ma ha incontrato grosse difficoltà di commercializzazione in quanto è risultato più conveniente sostituire il frumento al mais nell´alimentazione del bestiame. Le quotazioni, pari a circa 12,00 euro al quintale di prodotto secco, hanno registrato una diminuzione superiore al 20% rispetto all´anno precedente.
Relativamente alle colture industriali si rileva un maggior peso nella coltivazione della barbabietola da zucchero che vede impegnate 164 aziende della provincia di Asti. La relativa superficie coltivata, pari a 1.418 ettari, ha fatto registrare, rispetto al 2003, una flessione del 14%. Il titolo zuccherino, pari a 17,22% è giudicato soddisfacente nonostante la resa non sia stata ottimale, ma il confronto con l´annata precedente, decisamente poco generosa, ha messo in evidenza un aumento della produzione del 20,2%.
La vite ha mantenuto stabile la superficie coltivata che, con 18.600 ettari, comprende il 20% della S.A.U. provinciale. Il raccolto della vendemmia 2004 è stato di ottima qualità per tutti i tipi di uve in quanto l´andamento meteorologico è stato particolarmente favorevole salvo che per le pochissime zone grandinate. La resa è stata eccezionale: in media 85,6 quintali per ettaro, pari ad una produzione totale di 1.592.800 quintali di uve. Una vendemmia di qualità, pur in presenza di una quantità superiore al normale: l´uva è giunta sana alla maturazione, con un tenore zuccherino elevato ed i vini prodotti sono risultati eccellenti anche da invecchiamento.
I prezzi delle uve sono stati inferiori a quelli rilevati a chiusura della vendemmia 2003 con le sole eccezioni del moscato (+3,7%) per il quale la quotazione deriva da un accordo tra associazioni agricole ed associazioni industriali, dello chardonnay pinot nero (+8,6%) e del ruchè (+0,2%). Le cause di questa flessione sono da ricercarsi non solo nell´elevata produzione, ma anche nel fatto che nel 2003 i viticoltori avevano spuntato quotazioni particolarmente elevate a seguito di una scarsissima produzione, per cui il confronto si attua su un´annata anomala.
La produzione di vino dell´annata 2004 è stata calcolata in 1.114.960 ettolitri e ha fatto registrare rispetto al 2003 un incremento del 36%. Secondo i dati ancora provvisori dell´Albo Vigneti, la produzione di vini D.O.C. e D.O.C.G. è ammontata nell´anno 2004 a 749.967 ettolitri, il 14,7% in più rispetto all´annata precedente. I vini da tavola, stimati in 364.993 ettolitri, sono più che raddoppiati rispetto al 2003. Con riferimento alla tipologia, la maggiore consistenza dei vini D.O.C. e D.O.C.G. è rappresentata dal barbera (35,7%), seguito dal moscato (30,6%) e dalle varietà Piemonte (18,3%).
Sotto l´aspetto commerciale, dal raffronto delle quotazioni medie dei vini risultanti dai bollettini settimanali dei prezzi all´ingrosso pubblicati dalla Camera di Commercio, si osserva un considerevole calo dei prezzi in particolare per i vini Barbera, Dolcetto, Grignolino, Cortese, Chardonnay, Ruchè. Denunciano invece una situazione positiva il Freisa, la Malvasia e il Moscato. In particolare il Moscato d´Asti D.O.C. registra un incremento delle quotazioni compreso tra il 15 e il 30%.
Gli operatori lamentano una situazione di mercato alquanto fiacca caratterizzata da minori vendite. Il prodotto vino sembra risentire in modo accentuato della generalizzata crisi congiunturale che coinvolge il contesto internazionale, oltre che della grande disponibilità di prodotto sul mercato dovuto all´abbondanza dell´annata.
Per gli ortaggi si rileva una superficie coltivata stazionaria ed una produzione di buona qualità, soddisfacente dal punto di vista del volume delle vendite, ma negativa a causa dei prezzi alla produzione molti bassi, in media inferiori del 20-30% rispetto a quelli registrati nel 2003.
L´annata agraria è stata favorevole anche alle colture frutticole. La produzione, grazie ad una resa elevata soprattutto per le mele e per le pesche, è stata abbondante, di qualità e di ottima pezzatura. Le quotazioni delle mele variano da euro 0,50 per i frutti più piccoli ad euro 1,10 per le pezzature più grandi e sono giudicate nella norma.
La superficie coltivata a fruttiferi è però modesta e tende a ridursi ulteriormente ad eccezione del nocciolo che, con 2.100 ettari di superficie investita, assume una certa rilevanza. Si stima, per le nocciole, una produzione di 22.500 quintali, quantità che evidenzia un incremento del 18,4% rispetto allo scorso anno per l´effetto combinato di un lieve aumento della superficie coltivata e della resa.
I dati ancora provvisori rilevati dall´Albo Corylicolo della Camera di Commercio di Asti evidenziano per la Nocciola Piemonte a Indicazione Geografica Protetta una produzione totale certificata pari a kg. 987.162 e una superficie coltivata di 638,2 ettari.
Se si raffrontano i dati con quelli dell´anno 2003 emerge un incremento del 7,9% della superficie specializzata e una produzione quasi triplicata. Occorre però sottolineare che la produzione 2004 è stata particolarmente abbondante, anche se di qualità non eccezionale per la scarsità di precipitazioni nel periodo di maggiore necessità della pianta, mentre, per contro l´anno precedente è stato in assoluto quello più scarso dal punto di vista della produttività.
Negli ultimi anni si è inoltre osservato un graduale incremento della superficie IGP: si è infatti passati da una superficie di 440 ettari registrati nel 2000 agli attuali 638. Ciò conferma la tendenza degli operatori ad una sempre maggiore valorizzazione dei prodotti agricoli anche attraverso la certificazione del prodotto per offrire maggiori garanzie a tutela del consumatore.
Le quotazioni ufficiali riferite alla Nocciola Piemonte, con un valore medio di euro 1,575 al chilogrammo, mettono in evidenza una diminuzione dell´8,7%. La produzione abbondante e la qualità non eccellente avrebbero potuto avere maggiori conseguenze sulle quotazioni ma, a fronte di una moderata concorrenza di nocciole provenienti dalla Turchia e dall´Italia Meridionale, scarse a causa di un andamento climatico avverso, l´offerta locale si trova ad operare su un mercato tutto sommato soddisfacente sia dal lato della domanda che del prezzo.
Con riferimento al settore zootecnico i dati sulla consistenza del bestiame rilevati al 1° dicembre 2004 evidenziano un totale di 49.092 capi di bovini con un incremento del 22% delle vacche e una riduzione del 3-4% delle vacche da latte e degli altri bovini. Risulta in aumento anche l´allevamento di ovini (+8,47) e di caprini (+13,33%), da ricollegare alla produzione della "Robiola DOP", prodotto tipico che negli ultimi anni è stato oggetto di iniziative di valorizzazione e promozione.
Va inoltre sottolineato che l´attenzione del consumatore nei confronti della provenienza del bestiame e della garanzia su tracciabilità e controllo, ha indotto gli operatori a concentrare gli sforzi e gli investimenti in allevamenti che permettessero di ottenere un prodotto biologico con l´allevamento di bovini nati esclusivamente in regione, preferibilmente allo stato semibrado, alimentati con mangimi e foraggi prodotti dalle aziende stesse. Nonostante la qualità del prodotto il mercato si è dimostrato estremamente critico e vulnerabile: le quotazioni sono infatti diminuite del 28% per le vacche, di oltre il 15% per i vitelli di razza piemontese, mentre ancora più rilevante è stata la flessione del prezzo dei vitelli di razza estera (-27%). Hanno invece registrato un incremento del 10% i suini da macello.



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