Questo sito utilizza cookie per inviarti informazioni sulla nostra organizzazione in linea con i tuoi interessi/le tue preferenze e cookie di analisi statistica di terze parti anche per fini non tecnici. Se vuoi saperne di pi¨ o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Se accedi ad un qualunque elemento soprastante questo banner acconsenti all'uso di tutti i cookie.

RIMUOVI

Versione solo testo - Camera di commercio di Asti, 30 novembre 2020
Torna alla versione grafica - home

Artigianato



Asti, 30 novembre 2020
Ultimo aggiornamento: 10.06.2005



Analisi economica provinciale



ARTIGIANATO

Contenuto pagina

Consistenza - movimento anagrafico - forma giuridica delle imprese artigiane della provincia di Asti

Con 6.944 imprese iscritte all´Albo Artigiani della provincia di Asti al 31/12/2004, la consistenza imprenditoriale artigiana è aumentata, rispetto alla stessa data dell´anno precedente, di 137 unità, mettendo in evidenza un incremento su base annua del 2%, rilevante soprattutto alla luce di un incremento medio delle imprese della provincia di Asti limitato allo 0,4%.
Caratterizza il settore una maggiore mobilità: nel 2004 si sono iscritte 634 nuove imprese, il 2,6% in più dello scorso anno, contro 497 cessazioni di attività, l´8% in più. Il movimento iscrizioni-cancellazioni ha coinvolto soprattutto le ditte individuali, che rappresentano il 79,4% delle imprese iscritte all´Albo e per le quali si è comunque generato un saldo attivo di 116 unità, pari ad un incremento del 2,1%. Le società di persone, 1.340 unità, il 19,3% del totale, denotano un andamento stazionario. Le società di capitale iscritte all´Albo Artigiani sono solo 77 ed evidenziano una dinanica di forte crescita (+28%). Le società cooperative (12 unità artigiane in totale) ed i consorzi (2 unità) non hanno fatto registrare alcun movimento.
Le numerose nuove iscrizioni di imprese edili hanno nuovamente influito in modo significativo sul saldo ed hanno rafforzato il peso di questo comparto sull´intero settore artigiano: il rapporto di composizione ha infatti raggiunto quota 44% a fronte del 32% di dieci anni fa. Tale dinamica assume svariate motivazioni: dalla gestione in subappalto delle costruzioni edili alla conseguente necessità da parte della manodopera qualificata di costituirsi in impresa per mantenere una posizione di lavoro, dalla funzione di beni rifugio assunta dagli immobili alle peculiari caratteristiche del patrimonio abitativo che alimentano un "naturale" impegno in opere di ristrutturazione, ammodernamento, risanamento, manutenzione, spesso di carattere artigianale. E´ stato determinante per la crescita del comparto l´insediamento di imprese gestite da titolari immigrati; infatti il 30% delle imprese a titolarità extracomunitaria si concentra nel settore delle costruzioni.
L´artigianato manifatturiero comprende 1.939 imprese, pari al 28% del totale imprese artigiane, ed evidenzia un tasso di incremento annuo dello 0,9%, sintomo confortante che si interpreta anche come capacità del sistema produttivo locale di trovare soluzioni alternative alla precarietà che denuncia in questo momento la media e grande impresa. Nello specifico sono aumentate le attività di produzione alimentare (+ 2,4%), la produzione di articoli in gomma e materie plastiche (+ 9,3%), la fabbricazione di prodotti in metallo (+2,9%), la produzione di macchinari ed apparecchi meccanici (+1,8%), la fabbricazione di mezzi di trasporto (+9,7%). Non mancano però saldi negativi nelle attività manifatturiere artigiane: si rilevano infatti diminuzioni di imprese nell´industria del legno (-4,7%), nel tessile abbigliamento (-2,3%), nella lavorazione delle pelli e del cuoio (-40%), nella costruzione di macchine ed apparecchiature elettriche (-7,3%) e nelle produzioni chimiche e delle materie plastiche (-27%).
Nell´ambito dei servizi, il cui peso sul totale è del 28%, si rileva aumento per i servizi sociali (+36%) ed i servizi personali (+1,1%), stazionarietà per le attività di trasporto e le attività connesse con l´agricoltura, diminuzione per le riparazioni (-1,8%) e per i servizi alle imprese (-6%).
Dai dati dell´Osservatorio sull´Artigianato della Regione Piemonte emerge che l´occupazione del settore, con riferimento al 2003 (ultimo dato disponibile) ammontava, nella provincia di Asti, a 16.606 unità, di cui il 57% autonomi ed il 43% dipendenti, consistenza che, da una stima sul 2004, si mantiene su livelli di stazionarietà.
Sotto l´aspetto congiunturale, l´indagine condotta da Confartigianato Piemonte conferma la tendenza al pessimismo già manifestatasi nei due anni precedenti.
Nel 4° trimestre 2004 il saldo tra coloro che prevedono un aumento della produzione e coloro che invece si aspettano una flessione, è pari a -25,15% ed è peggiorato rispetto al valore dell´anno precedente (-17,8%). Soltanto il 53,3% delle imprese intervistate prevede una produzione costante. Analogamente, le previsioni relative ai nuovi ordini sono negative: nel saldo prevalgono i pessimisti, mentre solo il 32,4% del campione si aspetta che l´acquisizione di nuovi ordinativi sia costante.
Per quanto riguarda gli incassi, scendono al 46%, rispetto al 52,2% dell´anno 2003, coloro che prevedono regolarità nei pagamenti dovuti.
Negativo anche il segnale che viene dall´andamento occupazionale: il saldo è pari a -5,3% mentre nel 2003 prevalevano gli ottimisti con un +0,4%. Il dato costante si attesta all´84% confermando comunque la capacità di tenuta del comparto in termini occupazionali. Il 3,5% delle imprese intervistate ha dichiarato l´intenzione di acquisire manodopera specializzata, mentre solo il 2,25% ha espresso interesse all´acquisizione di manodopera generica. Si riconferma quindi la necessità di una concreta formazione professionale per consentire la preparazione di unità lavorative realmente in possesso di conoscenze e capacità rispondenti alle reali esigenze produttive ed organizzative delle imprese artigiane e delle PMI. Solo il 3,9% degli intervistati (a fronte del 5,2% del 2003) è intenzionato all´assunzione di apprendisti. Tale progressiva diminuzione di interesse è da attribuirsi in parte all´incertezza legata alla riforma del mercato del lavoro, che ha anche modificato profondamente l´istituto dell´apprendistato.
Durante tutto l´anno è continuata la fase di debolezza del comparto produttivo piemontese senza alcuna percezione di avvisaglie di un´inversione di tendenza: modesti investimenti, ordini contenuti, basso livello di utilizzo degli impianti.
Ha fatto eccezione il settore delle costruzioni, registrando ancora un´espansione, sia nel comparto delle opere pubbliche, sia in quello dell´edilizia residenziale. In quest´ultimo ambito l´attività di ristrutturazione è stata fortemente sostenuta dalle agevolazioni fiscali previste dalla Legge 449/97 (+6,1% nelle richieste di detrazione pervenute all´Agenzia delle Entrate).



Aiutaci a darti un servizio migliore
Valuta la qualitÓ dei contenuti di questa pagina


Non ´┐Ż presente alcun ufficio di riferimento per questa pagina

[ inizio pagina ]