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Versione solo testo - Camera di commercio di Asti, 17 ottobre 2019
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Artigianato



Asti, 17 ottobre 2019
Ultimo aggiornamento: 22.08.2005



Analisi economica provinciale



ARTIGIANATO

Contenuto pagina

Consistenza delle imprese artigiane della provincia di Asti

Movimento anagrafico e forma giuridica

Al 31 marzo 2005 risultano iscritte all´Albo Artigiani della Camera di Commercio di Asti 6.907 imprese artigiane, consistenza che determina nel 25,5% il peso del settore sul totale delle imprese.
Dal confronto con la stessa data dell´anno precedente si rileva un aumento di 173 imprese, pari ad un tasso di crescita del 2,6%, particolarmente sostenuto soprattutto se messo a confronto con il corrispondente tasso medio di crescita delle imprese della provincia di Asti, che è pari allo 0,6%.
Il 79,5% delle imprese artigiane è costituito sotto forma di ditta individuale. Nel periodo in esame le ditte individuali sono aumentate di 170 unità pari a +3,2%. Le società di persone rappresentano il 19% delle imprese artigiane e mettono in evidenza una flessione di quasi l´1%. Tendono invece ad aumentare le società di capitale che, pur rappresentando solo l´1,3% della consistenza imprenditoriale del settore, sono passate nel corso di un anno da 64 ad 87 unità, facendo registrare un aumento del 36%.
Il trend è ancora influenzato dall´importante dinamica di crescita del numero delle imprese edili, aumentate su base annuale del 5,5%, per l´effetto sia di un´elevata parcellizzazione del sistema imprenditoriale del settore, sia di un mercato ancora vivace per il trasferimento di rilevanti risorse dall´ambito bancario e finanziario all´investimento immobiliare. Per ora si riconosce al settore la capacità di aver limitato, a livello locale, le conseguenze di una crisi economica ed occupazionale generalizzata pur con consapevolezza di una situazione di precarietà dovuta alla presenza di una miriade di microimprese e di una frammentazione eccessiva delle fasi di lavorazione.
L´artigianato manifatturiero comprende 1.909 imprese; su base annua fa rilevare una variazione di appena 5 imprese (+0,3%) a seguito di un movimento caratterizzato da nuove iscrizioni in campo alimentare, gomma e materie plastiche, prodotti in metallo a fronte di cessazioni per il tessile-abbigliamento, per la lavorazione del legno, per i prodotti chimici e per le costruzioni di macchinari e di apparecchiature meccaniche ed elettriche.
Continua a diminuire il numero delle attività di riparazione: nel periodo considerato si rilevano 545 imprese ed un tasso di flessione annua dell´1,5%.
Le variazioni sono invece positive per le attività di autotrasporto (+1,2%) e per quelle di fornitura di servizi informatici e di servizi alle imprese (+4,8%).
I servizi personali, comparto che, con 561 imprese, assume una certa rilevanza nell´artigianato astigiano, mette in evidenza una lievissima flessione (-0,4%).
La prima indagine trimestrale 2005 realizzata da Confartigianato Piemonte pone in evidenza il perdurante stato di incertezza sulla possibilità di un rilancio dell´economia, almeno nel breve periodo.
Le aspettative di aumento della produzione sono in lieve diminuzione e nel saldo prevalgono ancora i pessimisti (-22,1%) sebbene il valore del precedente sondaggio fosse peggiore (-25,1%). Anche le stime relative ai nuovi ordini sono improntate ad un minor pessimismo, con un saldo negativo che si riduce a -10,6% rispetto al precedente -14%. Sono solo il 7,2%, ma erano 6,6% nel trimestre precedente, le imprese che prevedono di poter contare su ordinativi per un periodo superiore ai tre mesi.
Dall´andamento degli incassi giunge un ulteriore piccolo segnale di miglioramento in quanto le imprese che temono ritardi passano dal 57,5% al presente 55,3%.
Anche per quanto riguarda l´andamento occupazionale emergono note positive da una diminuzione delle imprese intenzionate a ridurre il personale: 6,4% rispetto al 9,4% della precedente rilevazione.
Le indicazioni sugli investimenti nei prossimi dodici mesi sono leggermente più negative con gli ampliamenti che scendono dall´8,6% all´attuale 8,0% e le sostituzioni che si riducono dal 5,0% al 4,6%.



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