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Versione solo testo - Camera di commercio di Asti, 22 settembre 2019
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Mercato del Lavoro



Asti, 22 settembre 2019
Ultimo aggiornamento: 22.08.2005



Analisi economica provinciale



MERCATO DEL LAVORO

Contenuto pagina

Disoccupazione in provincia di Asti

Al fine di attuare un confronto su dati il più possibile omogenei si riporta la situazione degli iscritti alle locali liste di collocamento al 31 marzo 2005 messa a raffronto con quella risultante al 31 dicembre 2004. Si analizzano in tal modo rilevazioni successive alla riforma che prevede una dichiarazione di disponibilità al lavoro e la cancellazione dalle liste da parte di coloro che non hanno formalizzato lo stato di disoccupazione.
Sulla base degli iscritti al Centro per l´Impiego i disoccupati della provincia di Asti sono 13.889, 5.319 uomini, il 38,3% e 8.570 donne, il 61,7%. Su base trimestrale si constata, in contrasto con una sensazione generale di pessimismo nei confronti dell´andamento del mercato del lavoro, una diminuzione di 346 iscritti, pari ad una flessione del 2,4%. Sono stati soprattutto gli uomini a contribuire alla diminuzione con 186 cancellazioni (-3,4%); per le donne, infatti, la riduzione si limita all´1,8%. Da informazioni assunte presso l´Ufficio che cura la rilevazione, si reputa che tale flessione sia ancora da attribuire al processo di aggiornamento delle liste dei disoccupati previsto dalla riforma.
I 13.450 iscritti alla prima classe, comprendendo sia i giovani in cerca di prima occupazione, sia coloro che hanno perso una precedente occupazione, rappresentano la disoccupazione reale. Il primo gruppo è costituito da 10.913 persone, il 78,6% del totale degli iscritti, compagine che, dal confronto con fine 2004, risulta diminuita del 2,6%. La seconda categoria di disoccupati ammonta a 2.537 unità ed è diminuita di sole 49 unità (-1,9%). In entrambe le categorie, facendo un rapporto proporzionale, le donne sono in maggioranza con una prevalenza per le giovani in cerca di prima occupazione: 60,6% rispetto al 69% delle donne che hanno già lavorato.
Dalla disaggregazione per classi di età si osserva che il 61,4% dei disoccupati ha più di 29 anni, il 21,8% ha meno di 25 anni, il 16,8% ha un´età compresa tra i 25 ed i 29 anni.
Per qualifica, sono gli operai non qualificati a rappresentare la categoria più numerosa con 5.553 iscrizioni, il 41,3% del totale iscritti, seguono gli impiegati (40%) e gli operai qualificati (18,7%).
Il 37,9% degli iscritti si identifica quale disoccupato del settore terziario, il 24,3% proviene dall´industria, il 35,4% non è classificabile in alcun settore.

Dinamica avviamenti-cessazioni per settore di provenienza/Cancellazioni

La dinamica avviamenti-cessazioni riporta valori elevati: nel trimestre sono stati registrati 6.195 avviamenti, per il 53,2% riferiti a uomini. Si tratta nel 72,7% dei casi di avviamenti al lavoro che non hanno determinato una cancellazione dalle liste di collocamento, relativi cioè a contratti di lavoro atipici ed a breve termine. Si osserva una maggiore propensione alle assunzioni da parte del settore terziario al quale si riconosce il 53,4% degli avviamenti al lavoro, segue l´industria con il 30,1% e l´agricoltura con il 14,5%. Si constata che su 899 avviamenti al lavoro nel settore agricolo, 850, vale a dire il 94,5%, fanno riferimento a contratti di lavoro saltuari in quanto non hanno comportato la cancellazione degli avviati alle liste di collocamento. Nell´ambito delle attività industriali i contratti di lavoro che non hanno modificato lo stato di disoccupazione sono stati il 54,8% degli avviamenti, mentre nel settore terziario hanno rappresentato il 75,9%.
Nel trimestre in esame sono state rilevate 6.113 cessazioni di rapporto di lavoro, riferite per il 60,7% al settore dei servizi e per il 33,7% alle attività manifatturiere.
La maggior parte degli avviamenti (73,6%) avviene, come di norma, su richiesta nominativa.
Nel primo trimestre 2005 i contratti a tempo determinato hanno rappresentato il 73,5% del totale degli avviamenti ed i contratti a part-time il 14,3%. Nel 2004 queste due tipologie di contratti rappresentavano rispettivamente il 73,1% ed il 13,1%: si conferma pertanto la tendenza ad un aumento del ricorso a formule contrattuali atipiche a scapito dei contratti a tempo indeterminato.
La precarietà del lavoro emerge anche da altri dati quali un numero esiguo di contratti trasformati da tempo determinato a tempo indeterminato, solo 502, e dalle limitate trasformazioni dei contratti da tempo parziale a tempo pieno, 96 in tutto.



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