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Versione solo testo - Camera di commercio di Asti, 17 settembre 2019
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Industria



Asti, 17 settembre 2019
Ultimo aggiornamento: 19.10.2005



Analisi economica provinciale



INDUSTRIA

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Andamento della produzione industriale in provincia di Asti

Nel 2° trimestre 2005 i risultati dell´indagine congiunturale condotta su un campione di 96 imprese manifatturiere della provincia di Asti, evidenziano un incremento della produzione del 10,4% rispetto trimestre precedente. La variazione positiva è da imputare soprattutto agli aumenti produttivi denunciati dalle aziende alimentari (+23,2%) e in particolare da quelle di produzione delle bevande (+25,3%) che nel trimestre precedente avevano invece evidenziato un forte calo dovuto probabilmente anche a fattori di ordine stagionale.
Anche il settore metalmeccanico fa registrare un aumento rispetto al trimestre precedente (+4,6%), mentre risulta in calo la produzione delle industrie chimiche e della gomma (-5,5%). Una variazione di segno positivo (+4,1%) caratterizza anche le altre imprese manifatturiere (industria vetraria e materiali da costruzione, legno e mobili, carta, stampati, editoria, tessile e abbigliamento).
Con riferimento alla classe di addetti sono le imprese da 50 a 249 dipendenti a dimostrare maggiori capacità produttive (+16,8%), mentre le aziende di oltre 250 dipendenti, con una flessione della produzione del 7,2%, sono quelle che accusano maggiori difficoltà.
Se si raffrontano i dati relativi alla produzione con quelli dello stesso trimestre dell´anno precedente, emerge ancora una variazione positiva, anche se più contenuta di quella riferita al trimestre precedente (+2,4%). Anche in questo caso le industrie alimentari e delle bevande evidenziano l´incremento produttivo più consistente (+5,1%), seguite dal settore metalmeccanico con +2,9%. Sono invece di segno negativo le variazioni delle industrie chimiche e della gomma (-3,7%) e delle altre industrie manifatturiere (-0,7%).
Le imprese da 50 a 249 dipendenti, con un incremento produttivo del 4,8%, fanno da traino per l´economia astigiana compensando i risultati di segno negativo registrati dalle imprese da 10 a 49 addetti (-1,2%) e di quelle da 250 dipendenti in su (-5,4%).
Il grado medio di utilizzazione degli impianti, pari al 74,2%, è lievemente superiore a quello registrato nel trimestre precedente (73,1%), ma risulta inferiore rispetto ai dati del 2004.
Anche la quota delle vendite all´estero, pari al 29,4%, pur registrando un lieve incremento se confrontata con il primo trimestre dell´anno, è scesa di alcuni punti rispetto ai livelli del 2004. Sono le imprese alimentari a registrare la percentuale più elevata di vendite all´estero (38,7%), seguite dalle industrie chimiche, della gomma e della plastica (30,4%). Risultano in diminuzione anche gli ordinativi dall´estero, mentre il lieve incremento di quelli interni (+0,6%) ha consentito di compensare il calo del mercato estero e di mantenere i livelli occupazionali. Nel 2° trimestre le imprese hanno infatti registrato una variazione dell´occupazione pari a +1,03%.
Le previsioni con riferimento al prossimo semestre sono piuttosto negative per quanto riguarda la domanda estera. Rispetto al trimestre precedente, sale infatti dal 16% al 20% il numero dei coloro che prevedono un calo delle vendite all´estero e scendono dal 28% al 10% gli operatori che si attendono un incremento del commercio con l´estero. Per quanto riguarda la domanda interna aumenta la percentuale di previsione di stazionarietà. Le opinioni in merito all´occupazione appaiono leggermente più ottimiste rispetto al trimestre precedente: sale infatti dal 73,8% all´80,2% il numero di coloro che prevedono stazionarietà e scendono dal 19 al 13% i giudizi negativi. Sono improntate alla cautela sono le previsioni sull´andamento della produzione. In merito ai prezzi il 71% degli operatori prevede stazionarietà, l´8,5% pensa di aumentarli e il 20,5% si dichiara intenzionato a diminuirli.

Gli investimenti in innovazione

Oltre alle consuete domande previste dall´indagine congiunturale, nel 2° semestre le aziende sono state invitate a rispondere anche ad un questionario finalizzato a valutare le caratteristiche degli investimenti eventualmente sostenuti nel campo dell´innovazione negli ultimi due anni.
Dall´indagine è emerso che quasi il 60% delle imprese intervistate ha effettuato investimenti in innovazione. Il settore in cui gli investimenti in innovazione sono stati più diffusi è quello dell´industria alimentare e delle bevande con il 62,4% delle imprese che dichiara di aver effettuato investimenti, seguono il settore della chimica, gomma, plastica con il 62%, quello metalmeccanico con il 60,2% e le altre industrie manifatturiere con il 55,4%.
Con riferimento alla classe dimensionale sono soprattutto le imprese più grandi a mettere in atto progetti ed investimenti a favore dell´innovazione, mentre risulta meno frequente nel caso delle piccole aziende. Infatti l´82,6% delle imprese da 50 a 249 addetti ha effettuato investimenti innovativi, a fronte del 55,1% delle imprese da 10 a 49 addetti.
Secondo la loro finalità, gli investimenti più frequenti riguardano il miglioramento aziendale (72,6%), seguono il miglioramento del prodotto (36,8%), il miglioramento della forma organizzativa e/o gestionale (27,4%) e infine il miglioramento del design o del packaging 11,7%. Scendendo nel dettaglio del settore di attività, le industrie chimiche, della gomma e della plastica sono quelle che prevedono maggiori investimenti per miglioramento del processo aziendale (90,7%) e per il miglioramento del prodotto (54%), le industrie alimentari e delle bevande investono principalmente per il miglioramento del processo aziendale (63,4%) e per il miglioramento del design o del packaging (46,5%). Il settore metalmeccanico ha effettuato investimenti soprattutto finalizzati al miglioramento del processo aziendale (75,2%).
Per la realizzazione dei progetti di innovazione le imprese dichiarano di avvalersi principalmente delle risorse umane interne all´azienda (76,7% dei casi) e di professionisti e consulenti esterni (65,8%), mentre risulta meno frequente il caso di centri di ricerca interni all´azienda o il ricorso a laboratori tecnici specializzati e a centri di ricerca privati.
Per quanto riguarda le tipologie di finanziamento, la maggioranza delle imprese dichiara di utilizzare risorse proprie (39,5%) o finanziamenti bancari (29,4%), soltanto il 23,2% beneficia di contributi nazionali e regionali e il 4,5% di contributi comunitari. Le industrie chimiche, della gomma e della plastica sono quelle che fanno più ricorso ai finanziamenti bancari (70,7%), mentre il settore metalmeccanico è quello che usufruisce maggiormente di contributi nazionali e regionali (33,8%).
A livello previsionale soltanto il 32,2% delle imprese si dichiara intenzionato a intraprendere investimenti in innovazione nel 2006. Sono soprattutto le imprese chimiche, della lavorazione della gomma e della plastica quelle che pensano di attuare progetti innovativi (43,7%). Sotto il profilo delle classe dimensionale, le imprese maggiormente propense ad affettuare investimenti sono quelle 50 a 249 addetti (64,7%), a fronte del 26,8% delle imprese da 10 a 49 addetti. Le aziende più grandi e meglio strutturate sono quelle che sentono maggiormente l´esigenza di innovare l´organizzazione, i processi aziendali e i prodotti, per poter ottimizzare i costi e la forza lavoro da un lato e per essere più competitive sui mercati e presentare prodotti all´avanguardia dall´altro.
Tra i motivi di non investimento, il più frequente è quello delle prospettive incerte (52,4% dei casi), seguito dalle strategie aziendali non ancora definite (15,5%) e dai costi elevati (8,2%). Il restante 23% delle aziende non prevede investimenti innovativi perché non necessari nello specifico settore di attività in cui si trova ad operare o perché il prodotto è già innovativo.




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