Questo sito utilizza cookie per inviarti informazioni sulla nostra organizzazione in linea con i tuoi interessi/le tue preferenze e cookie di analisi statistica di terze parti anche per fini non tecnici. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Se accedi ad un qualunque elemento soprastante questo banner acconsenti all'uso di tutti i cookie.

RIMUOVI

Versione solo testo - Camera di commercio di Asti, 17 ottobre 2019
Torna alla versione grafica - home

Agricoltura



Asti, 17 ottobre 2019
Ultimo aggiornamento: 20.05.2009



Analisi economica provinciale



AGRICOLTURA

Contenuto pagina

Principali coltivazioni in provincia di Asti
Produzione lorda vendibile anno 2004

I dati recentemente pubblicati dall'Istituto Guglielmo Tagliacarne attribuiscono alla provincia di Asti, con riferimento all'anno 2004, un valore della produzione lorda vendibile agricola di 282.334.000,00 euro, lo 0,9% in più del 2003.
Il trend positivo è influenzato in particolar modo dalla vitivinicoltura che rappresenta il 46% di questo valore con una PLV di 129.520.790,00 euro e con una crescita, rispetto al 2003, del 3%. Il dato colloca Asti al primo posto tra le province piemontesi superando decisamente le altre due realtà a caratterizzazione vitivinicola: la provincia di Cuneo è infatti al secondo posto con una PLV di 114.094.740,00 euro, seguita da Alessandria con 103.334.640,00 euro. A livello nazionale la provincia di Asti è la settima produttrice di vino.
Per quanto attiene le coltivazioni erbacee, si evidenziano trend di aumento per i cereali, che costituiscono il 10% della PLV agricola astigiana e fanno rilevare un incremento del 9,1% rispetto all'anno precedente, e per le coltivazioni industriali (1,1% della PLV totale, + 17,5%), a fronte di sensibili flessioni registrate nella coltivazione di patate ed ortaggi (-15,8%) e delle coltivazioni foraggiere (-27,3%).
Per le coltivazioni di frutta si rileva un dato positivo: la relativa PLV, ammontante a 14.958.250,00 euro, il 5,3% della PLV totale, rappresenta il 9,5% in più del 2003.
Il 23,4% della PLV locale è di pertinenza della zootecnia, settore che, con una produzione stabile, contribuisce per 66.043.630.00 euro. 

Rapporto imprese agricole sulle imprese degli altri settori

Quotazioni dei principali prodotti agricoli e zootecnici pubblicati sui listini prezzi all'ingrosso della C.C.I.A.A. di Asti

Quotazioni medie dei vini pubblicate sui listini prezzi all'ingrosso della C.C.I.A.A. di Asti

Albo vigneti anno 2005

Albo Corylicolo

Consistenza bestiame al 1/12/2005

Il mondo agricolo astigiano è rappresentato da 9.366 imprese, un terzo delle imprese iscritte nei registri camerali. La consistenza delle imprese agricole, che è risultata in lieve aumento nel 2° e nel 3° trimestre 2005, nell'ultimo trimestre dell'anno ha fatto rilevare una diminuzione dell'1%. Su base annua, con 155 imprese in meno, risulta una flessione dell'1,6% a fronte di una situazione stazionaria dell'universo delle imprese astigiane.
Le motivazioni di tale dinamica si ravvisano non solo nell'inevitabile processo di accorpamento che caratterizza da qualche anno il settore, ma anche nelle conseguenze di una successione di annate agrarie non certo redditizie.
Si evidenzia sempre di più, nelle aziende agricole astigiane, la tendenza alla specializzazione. Delle 9.366 aziende agricole, il 60% ha dichiarato, quale coltura prevalente, la vitivinicoltura, seguono il 20,4% delle aziende dedite alla coltivazione di cereali e seminativi, il 3,7% orticole e l'1,5% frutticole.
La zootecnia è l'attività prevalente di 503 aziende, il 5,4% delle aziende del settore primario.
Prevale, tra queste, l'allevamento bovino con 298 aziende mentre si rilevano solo 57 aziende di allevamento ovino, 40 aziende avicole, 16 suinicole e 92 di altri allevamenti (conigli, apicolture). 646 aziende, il 6,9%, hanno dichiarato coltivazioni agricole associate all'allevamento di animali.
In provincia di Asti le aziende agricole biologiche sono 192, di cui 151 produttori e 41 trasformatori. Il loro peso sul totale delle aziende agricole è del 2,1%. La concessione della certificazione avviene nell'arco di tre anni. I controlli sono doppi: uno da parte dell'ente certificatore, l'altro della Provincia.
A partire dall'anno 2000 si è rilevata una crescita esponenziale delle aziende agricole biologiche anche a seguito di misure agricole ed ambientale che consentivano l'accesso a contributi. Attualmente il settore fa rilevare un forte sviluppo delle aziende trasformatrici (erano solo 16 nel 2004) pur accusando una lieve flessione delle aziende produttrici, in conseguenza della cessazione dei contributi.
Le aspettative del settore sono positive per la maggiore attenzione e sensibilità da parte dei produttori sulla qualità dei prodotti acquistati e, di conseguenza, per l'esigenza che si avverte in campo agricolo di diversificare l'offerta sul mercato.
Passando ad analizzare le forme di impresa presenti nel contesto agricolo locale si osserva una netta prevalenza di ditte individuali, forma giuridica presente nel 95,1% delle aziende, mentre si limitano al 3,8% le imprese gestite da società di persone ed allo 0,45% quelle condotte da società di capitale.
La titolarità extracomunitaria è limitata a 123 imprese, l'1,3% della totalità delle imprese, mentre si sta diffondendo sempre di più l'utilizzo di manodopera straniera.
L'annata agraria 2005 non ha dato risultati soddisfacenti a partire dalla vitivinicoltura, comparto che costituisce il 50% della PLV agricola. Al momento della vendemmia gli operatori denunciavano una situazione ancora pesante delle giacenze determinata dalla concomitanza di una produzione 2004 eccezionalmente abbondante e dal protrarsi della crisi del mercato del vino. I mercuriali delle uve alla chiusura della vendemmia 2005 hanno messo in evidenza un sensibile calo rispetto alle quotazioni medie rilevate nel corso della vendemmia 2004. Soprattutto per le uve barbera, che rappresentano quasi il 40% della produzione vinicola astigiana, i prezzi offerti dal mercato sono stati così poco remunerativi da far presumere la possibilità di abbandono della coltura con il conseguente rischio di un deprezzamento territoriale. Da parte delle organizzazioni datoriali è stata ribadita la necessità di favorire una congrua remunerazione della coltura a vigneto, tenendo sempre presente l'obiettivo di valorizzare il territorio di origine dei vini DOC astigiani, attraverso discipline produttive adeguate. La difesa delle DOC locali, anche da eventi speculativi, è iniziata con la sottoscrizione, da parte degli attori locali, di due documenti: il primo sancisce il raggiungimento di un accordo che prevede l'attuazione, entro la vendemmia 2007, di interventi di controllo delle superfici dei vigneti e di modifica dei disciplinari di produzione, il secondo propone i parametri da prendere in considerazione per l'indicazione dei prezzi minimi delle uve.
Attualmente la superficie iscritta all'Albo Vigneti della provincia di Asti risulta di 13.940 ettari a fronte di una superficie totale, risultante dai dati Istat, di ha. 18.540. Su base annuale la S.A.U. a vite è lievemente diminuita (-0,3%) mentre la superficie a D.O.C. fa rilevare un aumento dell'1,2%.
Dai dati dell'Albo risulta una produzione di 685.825 hl di vino D.O.C., l'8,5% in meno del 2004, annata record per la produzione vinicola.
Le contrattazioni della produzione 2005 sono partite in sordina e su quotazioni che, dal confronto con lo stesso periodo dello scorso anno, mettono in evidenza un sensibile ridimensionamento. Gli operatori intravedono la possibilità di raggiungere un migliore equilibrio tra domanda ed offerta di vino nell'intervento dello stoccaggio e della distillazione.
Il 30% della S.A.U. provinciale è coltivato a cereali, coltivazione che contribuisce a circa il 10% della P.L.V. locale. Gli attacchi di cimici hanno compromesso parte della produzione di frumento; le partite intaccate sono state destinate alla produzione di mangimi o alla produzione di farine per biscotti. Le quotazioni sono oscillate da 122 a 126 euro per tonnellata ed hanno fatto rilevare un aumento su base annua del 10% per la qualità mercantile. Per il mais, il raccolto è stimato in 66.000 t. e le relative quotazioni, in media di 125 euro per t., risultano stazionarie rispetto allo scorso anno.
Le coltivazioni industriali hanno un peso sulla P.L.V. agricola astigiana dell'1% e detengono il 3% della S.A.U.
L'annata è stata buona soprattutto per la barbabietola da zucchero, coltura che rileva un incremento produttivo del 40% dovuto ad un aumento della superficie coltivata e ad una resa elevata. La produzione 2005 è stata interamente ritirata dagli zuccherifici; le previsioni del comparto sono però negative a causa dell'annunciata chiusura dello stabilimento di riferimento per i produttori di barbabietola da zucchero astigiani e del conseguente annullamento dei contratti che negli anni precedenti venivano sottoscritti tra le aziende agricole e le imprese trasformatrici.
La S.A.U. è invece diminuita per le colture della soia e del girasole, la prima a causa dell'impegno che la coltura richiede, la seconda in conseguenza dell'applicazione della nuova PAC.
Tende a contrarsi la produzione delle foraggiere pur rivestendo ancora il 13% della S.A.U. Rispetto allo scorso anno i prati permanenti sono diminuiti di 1/3 anche a causa di quotazioni che denunciano una flessione del 45%.
Il comparto frutticolo contribuisce alla P.L.V. agricola nella misura del 5%. La coltura più rilevante è rappresentata dal nocciolo che da sola occupa quasi la metà della superficie destinata a fruttiferi. Negli ultimi anni si è intensificata soprattutto la produzione IGP Nocciola del Piemonte fino a raggiungere, nel 2005, una superficie specializzata di ettari 680,41, pari al 6,6% in più del 2004.
L'annata corylicola 2005 è stata estremamente avara, tanto che alcuni operatori non hanno neppure effettuato le operazioni di raccolta e tale da far rilevare, rispetto allo scorso anno, una flessione produttiva dell'80%. Anche nell'ambito della cultura specializzata il risultato è stato deludente: la produzione totale di nocciole sgusciate da produzione certificata risulta inferiore del 65% rispetto a quella dell'anno precedente. Il prodotto, scarsissimo sul mercato anche perché la pesante situazione produttiva piemontese si è aggiunta alle scarse performaces delle produzioni provenienti da Lazio e Campania, regioni che vantano rilevanti produzioni, ha spuntato quotazioni da record fino a raggiungere 6,00 euro al kg.. 
Le superfici a melo ed a pero mettono in evidenza una flessione rispettivamente del 5% e dell'11%. Le relative produzioni sono stata buone sia quantitativamente che qualitativamente, mentre è meno soddisfacente l'aspetto commerciale per le difficoltà di mercato: una insufficiente domanda ha infatti influito sul ribasso delle quotazioni rendendo scarsamente remunerative le colture.
Tra le specie minori rivestono una certa importanza nell'astigiano le pesche e le albicocche, per le quali si riscontra un aumento della produzione e quotazioni contenute. Risultano stabili le microproduzioni di ciliege e susine.
Le coltivazioni orticole, con un contributo alla P.L.V. locale di circa il 5% ed una superficie coltivata dello 0,3%, evidenziano un trend di sensibile riduzione di superficie e, conseguentemente, di produzione. L'andamento dei prezzi all'ingrosso sul mercato locale si è costantemente mantenuto su livelli bassi per cui il comparto denuncia un'annata economicamente in perdita ed auspica più trasparenza nel passaggio degli ortaggi dai campi alla tavola dei consumatori con norme, accordi e controlli più severi che regolamentino la formazione dei prezzi, le caratteristiche qualitative dei prodotti e la correttezza dell'informazione riportata in etichetta. Un primo passo del Governo in questa direzione è stata la Legge 11.11.2005 n. 231 "Conversione in legge, con modificazioni, del D.L. 9.9.2005 n. 182" che prevede incentivi in caso di intese di filiera definenti azioni per consentire che nelle grandi strutture di vendita siano posti in vendita prodotti provenienti dalle aziende agricole ubicate nel territorio.
Dal settore zootecnico proviene circa il 30% della P.L.V. agricola astigiana; si distingue in questo ambito l'allevamento bovino la cui consistenza, dal confronto con lo stesso periodo dell'anno precedente, evidenzia una flessione di quasi il 5% dovuta ad una maggiore richiesta in conseguenza sia della sensibile diminuzione della domanda di carni bianche dovuta alla psicosi generata dall'influenza aviaria, sia ad una maggiore attenzione da parte del consumatore per produzioni controllate e garantite, nonchè alle iniziative di valorizzazione della carne bovina piemontese. In tale contesto, contraddistinto da una domanda superiore all'offerta locale, è derivato un sensibile aumento delle quotazioni.





Aiutaci a darti un servizio migliore
Valuta la qualità dei contenuti di questa pagina


Non � presente alcun ufficio di riferimento per questa pagina

[ inizio pagina ]