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Versione solo testo - Camera di commercio di Asti, 17 ottobre 2019
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Industria



Asti, 17 ottobre 2019
Ultimo aggiornamento: 07.04.2006



Analisi economica provinciale



INDUSTRIA

Contenuto pagina

Andamento congiunturale dell'industria manifatturiera 

L'indagine congiunturale sull'industria manifatturiera condotta da Unioncamere Piemonte con la collaborazione degli Uffici Studi delle Camere di Commercio Piemontesi su un campione di 1.069 imprese distribuite su tutto il territorio regionale evidenzia in provincia di Asti nel quarto trimestre 2005 una flessione della produzione dello 0,7% rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente. 
L'andamento provinciale si pone al di sotto della media regionale che, grazie ai buoni risultati conseguita dal settore dei mezzi di trasporto, ha fatto rilevare un incremento produttivo dello 0,9% dopo una lunga serie di trimestri che evidenziavano dati di segno negativo.
I comparti che hanno registrato una variazione positiva della produzione sono quelli della lavorazione del metallo, della meccanica strumentale e dell'elettromeccanica (+3,9%) e quello della chimica e della gomma (+0,2%). I settori del legno e mobili, della carta, stampati, editoria e del tessile abbigliamento denunciano congiuntamente invece un calo della produzione del 2,7%.
Il settore alimentare, pur facendo registrare un incremento della produzione rispetto al trimestre precedente pari al 32,3%, evidenzia una flessione del 3% rispetto all'analogo trimestre dell'anno precedente.
La variazione media della produzione industriale riferita al 4° trimestre 2005, rispetto al 3° trimestre 2005, è pari a +13,4% ed è da imputare principalmente all'incremento di attività fatto registrare dal settore alimentare. Tale crescita è determinata da fattori stagionali legati alla ripresa della normale attività dopo il periodo delle vacanze estive e al periodo di alta produttività delle industrie delle bevande, in particolare per l'industria spumantiera.
Sotto il profilo dimensionale sono le imprese più grandi (da 250 addetti in su) a denunciare un consistente calo produttivo rispetto all'anno precedente (-11,6). La situazione risulta stazionaria per le imprese da 50 a 249 addetti (-0,1%), mentre evidenzia una lieve flessione (-0,9%) per quanto riguarda le aziende fino a 49 addetti.
La lieve contrazione della produzione si accompagna tuttavia ad una serie di indicatori che lasciano intravedere segnali cautamente positivi. Il grado di utilizzazione degli impianti nel 4° trimestre è stato del 76,23% ed è risultato lievemente superiore alla media regionale. Rispetto al trimestre precedente sono cresciuti gli ordinativi, in particolare quelli interni che hanno fatto registrare un incremento medio del 28,4%. Il dato è però fortemente condizionato dal settore di attività: l'industria delle bevande evidenzia infatti una variazione degli ordinativi interni pari a +96,7% da imputare alle vendite per il periodo natalizio mentre per le restanti attività manifatturiere la variazione media scende a + 1,9%. Non altrettanto lusinghiero è il dato relativo agli ordinativi esteri che segna una variazione media più contenuta (+ 2,4%). In questo caso l'industria delle bevande registra un calo dello 0,4%, mentre le restanti attività manifatturiere fanno segnare un aumento del 3,8%.
Sul fronte occupazionale la variazione rispetto al trimestre precedente evidenzia una diminuzione dello 0,5% e le previsioni riferite al primo semestre 2006 sono molto prudenti con l'87,2% degli operatori che si aspetta una situazione di stazionarietà, il 6,2% che prevede un lieve incremento e il restante 6,5% che prevede invece una diminuzione.
Le aspettative sulla produzione e la domanda estera lasciano intravedere qualche segnale di ottimismo. I giudizi positivi sulla produzione sono infatti il 35,8%, contro il 23,4% negativi. Per quanto riguarda la domanda estera il saldo tra ottimisti e pessimisti è pari a +23,9%. Sono invece improntati alla stazionarietà le previsioni relative alla domanda interna e ai prezzi di vendita. 

Indagine sugli investimenti

Le imprese che hanno attuato con maggiore frequenza progetti di investimento sono quelle del settore della chimica, gomma, plastica e del settore metalmeccanico. Sotto il profilo della classe dimensionale le imprese più piccole (10-49 addetti) affrontano investimenti di minore entità orientandosi, nel 70% dei casi, verso programmi di spesa al di sotto dei 100.000 euro. Oltre il 50% delle imprese da 50 a 249 addetti e il 100% delle imprese con 250 addetti e oltre hanno dichiarato di aver sostenuto investimenti di valore superiore ai 500.000 euro.
La tipologia prevalente di investimento riguarda macchinari e attrezzature (81,6% delle imprese), segue la voce "altri investimenti" che comprende mobili d'ufficio, automobili ecc. (45,3%), elaboratori e sistemi elettronici (33,7%), ricerca e sviluppo (24%), impianti fissi (22%).
Tra le finalità che hanno spinto le imprese a investire troviamo in primo luogo la necessità di sostituire gli impianti (60,7% delle imprese), il miglioramento dell'efficienza e dei processi produttivi (33,3%), il miglioramento della gestione aziendale (31,2%), l'aumento della capacità produttiva (31,1%) e il miglioramento qualitativo dei prodotti (24,2%). Sono invece risultati meno prioritari gli investimenti per l'introduzione di nuovi prodotti (14%) e il risparmio energetico (8,5%).
Le previsioni per il 2006 evidenziano da un lato una diminuzione delle imprese che pensano di sostituire impianti e attrezzature obsolete e dall'altra una crescita di quelle che intendono investire per il conseguimento di risparmio energetico. L'inarrestabile crescita del costo dell'energia sta diventando un problema sempre più serio per le imprese le quali per essere competitive dovranno inevitabilmente investire in ricerca e innovazione finalizzata al conseguimento di risparmi energetici.
Per quanto riguarda il reperimento delle risorse finanziarie, il 65% delle imprese ha dichiarato di ricorrere all'autofinanziamento, il 63,5% al credito bancario e soltanto il 22,8% al credito agevolato. Meno diffusi risultano il credito del fornitore superiore a 180 giorni (12,1%), il leasing (7,1%) e gli aumenti di capitale (0,3%).



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