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Scenari di sviluppo delle economie locali italiane al 2007



Asti, 11 dicembre 2019
Ultimo aggiornamento: 11.01.2007



Analisi economica provinciale



SCENARI DI SVILUPPO DELLE ECONOMIE LOCALI ITALIANE AL 2007

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SCENARI DI SVILUPPO DELLE ECONOMIE LOCALI ITALIANE AL 2007
del Centro Studi Unioncamere

La predisposizione degli Scenari di sviluppo delle economie locali italiane è realizzata dal Centro Studi Unioncamere che ha costituito un gruppo di lavoro composto da ricercatori di Unioncamere e di Prometeia S.p.A.
Il modello econometrico qui presentato utilizza le informazioni che derivano dalle indagini periodicamente condotte dal Centro Studi Unioncamere. La disaggregazione territoriale dei dati raccolti consente di realizzare inediti scenari previsivi regionali, che rappresentano le specificità di ogni economia locale.

Lo scenario macroeconomico italiano
Le previsioni dell'economia italiana sono realizzate utilizzando uno scenario di consensus basato sui dati più recenti diffusi dagli enti istituzionali (Governo Italiano, FMI, OCSE, Commissione Europea, ...).
In particolare nel presente aggiornamento i principali indicatori dello scenario macroeconomico nazionale sono sostanzialmente in linea per il 2006 e il 2007 con le indicazioni relative all'Italia contenute nella Relazione previsionale e programmatica per il 2007 diffusa il 30 settembre scorso.
Per l'anno in corso la ripresa dell'attività economica italiana appare supportata dai dati relativi al primo semestre in cui il PIL è aumentato dell'1,6% in termini tendenziali.
Sebbene si prevede una moderazione nella crescita dell'economia italiana nella seconda parte dell'anno, il buon andamento complessivo del primo semestre induce a rivedere lievemente al rialzo la stima di crescita per l'anno in corso (1,7% rispetto all'1,6% dell'ultimo scenario Unioncamere di settembre 2006).
Lo sviluppo dell'economia italiana nel 2007, scontando gli effetti della manovra correttiva di bilancio, subirà un lieve rallentamento rispetto all'anno in corso, posizionandosi all'1,4%. Tale evoluzione prospettica dovrebbe risentire anche del ciclo internazionale, in rallentamento nel 2007, in particolare in due dei nostri maggiori partner commerciali, Stati Uniti e Germania. Come nell'aggiornamento precedente dello scenario Unioncamere, la spinta maggiore alla crescita del PIL nel 2006 dovrebbe provenire dalla domanda interna. Infatti per quanto concerne la domanda interna l'anno in corso appare contraddistinto dalla ripresa, già da tempo prospettata, degli investimenti in macchinari, impianti e mezzi di trasporto, in forte accelerazione dopo la contrazione registra nel 2005 (3,6% contro il -1,5%); anche la componente delle costruzioni mostrerebbe un'accelerazione rispetto al 2005, seppur in misura più moderata (2,0% contro lo 0,5%). La spesa per consumi delle famiglie dovrebbe beneficiare dell'andamento favorevole dell'occupazione e del reddito disponibile, mostrando una maggiore dinamicità rispetto al 2005 (1,6% contro il -0,1% dello scorso anno). Sempre nell'anno in corso il rafforzamento del ciclo internazionale si ripercuoterebbe favorevolmente sulle esportazioni nazionali che tornerebbero a crescere a tassi elevati (5,1%), dopo la flessione che ha interessato il 2005 (-1,4%). La crescita relativamente sostenuta delle esportazioni appare parzialmente compensata dal forte incremento delle importazioni (4,8%), che riflettono la ritrovata vivacità della domanda.
Nel 2007 il PIL italiano dovrebbe crescere ad un ritmo dell'1,4%: gli effetti della manovra correttiva di finanza pubblica si esplicheranno sulla crescita dei consumi sia pubblici che delle famiglie: i primi registreranno un calo, i secondi un rallentamento all'1,2%. Le esportazioni, nonostante il minor dinamismo del commercio mondiale e l'apprezzamento dell'euro, mostreranno un andamento ancora positivo ma in decelerazione di 0,7 punti percentuali rispetto al 2006 (4,4%). Dal lato degli investimenti in macchinari, impianti e mezzi di trasporto si confermerebbe un ritmo di crescita della stessa entità dell'anno in corso (3,5%), mentre gli investimenti in costruzioni e opere pubbliche registrerebbero una dinamica più contenuta (0,7%).
Le unità di lavoro, dopo una crescita pari ad oltre l'1% in media all'anno nel periodo 1998-2004, hanno subito una flessione dello 0,4% a livello nazionale nel 2005. Per l'anno in corso si prevede un certo recupero dell'occupazione che dovrebbe posizionarsi allo 0,8%, mentre nel 2007 si prevede una crescita dell'occupazione più modesta (0,5%). Per il 2006 anche il tasso di disoccupazione presenta un'evoluzione migliore, in calo di 0,6 punti percentuali (7,1%) rispetto al 2005 e tale tendenza dovrebbe confermarsi anche per il prossimo anno in cui il tasso di disoccupazione raggiungerebbe il 6,8%.

Le previsioni per le ripartizioni e le regioni
Lo scenario territoriale incorpora i risultati delle indagini svolte dal Centro Studi Unioncamere ed in particolare delle rilevazioni periodiche effettuate sul settore manifatturiero e su commercio e servizi, dei risultati dell'indagine trimestrale Excelsior circa l'andamento del mercato del lavoro e dell'indagine annuale Eurochambres.
I risultati dello scenario per le singole ripartizioni sono di seguito commentati con riferimento agli indicatori più rilevanti.

Il Prodotto Interno Lordo.
Il 2005 si è chiuso a livello nazionale con una crescita nulla: solo il Nord Est è riuscito a realizzare una crescita dell'attività produttiva, mentre sia il Centro ma soprattutto il Nord Ovest ed il Mezzogiorno hanno presentato un calo.
A livello regionale l'aumento più intenso ha interessato la Sicilia e l'Abruzzo, seguiti ad una certa distanza dalla Sardegna e dall'Emilia Romagna; le flessioni più ampie coinvolgono la Calabria, la Puglia, la Campania ed il Molise.
Nel 2006 sembra proseguire l'aspettativa di una maggiore dinamicità per il Nord Est, soprattutto, stando ai risultati delle indagini al momento disponibili, sia per il valore aggiunto dell'industria sia nel valore aggiunto dei servizi; ciò si riflette sul PIL dell'area in esame che nell'anno in corso evidenzia un incremento dell'1,9%, superiore alla media nazionale (1,7%). Il posizionamento del Nord Ovest al di sopra della media nazionale, ma in seconda posizione dopo il Nord Est, dipende dalla buona dinamica del valore aggiunto dei servizi e dell'industria. La crescita del PIL dovrebbe arrestarsi all'1,5% nel Mezzogiorno, penalizzato, in particolare, dalla crescita della spesa per consumi delle famiglie, più debole rispetto alle altre ripartizioni.

Le esportazioni.
Per quanto concerne le esportazioni nel 2006 le indagini relative al primo semestre indicano una situazione più favorevole alle regioni nord-orientali (5,8%), mentre dovrebbe aumentare più debolmente in Abruzzo e Calabria (1,1%). A livello regionale il prossimo anno appare caratterizzato da una crescita più vivace di
Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna (tutte 1,9%), seguite da Piemonte e Lombardia (1,8% entrambe).

La spesa per consumi delle famiglie.
Nel 2006 si prevede una ripresa della spesa (1,6%) che coinvolge tutte le ripartizioni. La crescita tuttavia dovrebbe essere più vivace nelle regioni nord-orientali (2,0%) e centrali (1,7%), meno intensa nel Mezzogiorno (1,2%). In particolare le regioni più favorite sono il Friuli Venezia Giulia, il Veneto, l'Emilia Romagna e il Trentino Alto Adige; seguono Toscana, Umbria e Marche,
mentre le regioni più penalizzate sono la Campania, la Basilicata e la Puglia.
L'andamento più contenuto previsto per il prossimo anno (1,2%) interesserà in modo generalizzato le quattro ripartizioni senza presentare differenze significative anche a livello regionale.

Investimenti in impianti macchinari e mezzi di trasporto. In questa versione degli scenari per la stima della dinamica attesa degli investimenti in impianti, macchinari e mezzi di trasporto sono stati utilizzati i nuovi dati dell'indagine Eurochambres, realizzata nel mese di ottobre 2006. Saranno le regioni nord-orientali ad essere interessate da una crescita più sostenuta degli investimenti in impianti, macchinari e mezzi di trasporto (4,6%), a cui seguono le regioni centrali (3,7%); Nord Ovest e Mezzogiorno sono caratterizzate da uno sviluppo più lento (3,1% entrambe). Il prossimo anno si caratterizza per una maggiore vivacità degli investimenti nel Mezzogiorno, che dovrebbero crescere a un tasso più elevato della media nazionale; al rilancio degli investimenti nelle regioni meridionali potrebbe contribuire l'utilizzo dei Fondi Strutturali 2007-2013.

L'occupazione.
Nel 2005 la flessione più intensa delle unità di lavoro coinvolge il Mezzogiorno (-1,2%) e la performance migliore interessa il Nord Est (0,2%); una diminuzione di entità più ridotta rispetto a quella media nazionale (-0,4%) caratterizza il Centro (-0,3%) e il Nord Ovest (-0,2%). Le stime per l'anno in corso mostrano una crescita occupazionale più intensa nelle regioni centro-meridionali (0,8% nel Centro e 0,9% nel Mezzogiorno), mentre le unità di lavoro crescono meno nelle regioni settentrionali. A livello regionale il 2006 è caratterizzato da una performance migliore in Molise e Basilicata (1,4% entrambe), in Campania (1,1%) e in Liguria, Umbria e Marche (1,0% entrambe), mentre un incremento inferiore a quello medio nazionale interessa il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, l'Emilia Romagna, il Lazio, la Calabria e la Sicilia. Il prossimo anno vede una crescita dell'occupazione più sostenuta nel Mezzogiorno, in linea con la media nazionale nel Nord Est e nel Centro e leggermente sotto la media nel Nord Ovest. Nel prossimo anno ai vertici dell'aumento occupazionale si posizionano tre regioni meridionali (Basilicata, Molise e Campania); mentre l'occupazione dovrebbe aumentare meno in Piemonte e Lombardia.
Per quanto riguarda il tasso di occupazione nel 2006 a livello nazionale dovrebbe risalire al 39,2%, dopo un lievissimo calo osservato nel 2005. Nel 2007 l'Italia nel complesso (39,4%) e le singole ripartizioni dovrebbero evidenziare un profilo di crescita progressiva dell'indicatore:
l'incremento più consistente riguarda il Mezzogiorno, dove l'occupazione dovrebbe crescere di 0,3 punti percentuali (dal 31,3% nel 2006 al 31,6% nel 2007), mentre i tassi di occupazione del Nord Est, Nord Ovest e Centro dovrebbero incrementare di 0,1-0,2 punti percentuali. L'anno prossimo le regioni Lombardia, Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna presenteranno un tasso di occupazione superiore al 45%.
Per il 2005 i dati della Rilevazione Continua delle Forze di Lavoro evidenziano una discesa del tasso di disoccupazione piuttosto intensa in tutte le ripartizioni. Nel 2006 il Nord Est continua a presentare il tasso di disoccupazione più basso (3,3%), seguito dal Nord Ovest (3,9%) e dal Centro (5,7%); il Mezzogiorno, nonostante la riduzione di oltre mezzo punto percentuale del tasso di disoccupazione per quest'anno, presenta, comunque un valore dell'indicatore ancora molto disallineato rispetto alle altre ripartizioni (13,6%). Analogamente a quanto osservato per il tasso di occupazione, infatti, un andamento del mercato del lavoro più favorevole al Mezzogiorno appare insufficiente a colmare i divari che separano le regioni meridionali dal resto del paese:
nel 2007 la differenza tra il tasso di disoccupazione del Mezzogiorno e quelli delle altre ripartizioni non si discosta sensibilmente dalle differenze corrispondenti osservate nel 2005. Le regioni che nel 2007 dovrebbero presentare il valore meno elevato dell'indicatore sono Trentino Alto Adige Val d'Aosta ed Emilia Romagna; all'opposto Sicilia, Campania e Puglia sono le regioni con il tasso di disoccupazione più elevato. 

Tavole scenari di sviluppo



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