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Versione solo testo - Camera di commercio di Asti, 12 luglio 2020
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Agricoltura



Asti, 12 luglio 2020
Ultimo aggiornamento: 07.06.2007



Analisi economica provinciale



AGRICOLTURA

Contenuto pagina

Principali coltivazioni agricole
Produzione lorda vendibile dell'agricoltura e silvicoltura
Rapporto delle imprese agricole sulle imprese degli altri settori
Quotazioni dei principali prodotti agricoli e zootecnici commercializzati sulla piazza di Asti
Quotazioni dei vini pubblicare sui listini settimanali dei prezzi all'ingrosso della CCIAA di Asti
Albo vigneti anno 2006
Albo Corylicolo anno 2006
Consistenza bestiame all'1/12/2006

Dinamica delle imprese
L'agricoltura riveste un peso significativo nell'economia astigiana. Al 31/12/2006, le aziende agricole iscritte al Registro Imprese della Camera di Commercio sono 9.026 e rappresentano un terzo del totale imprese. Rispetto all'anno precedente si rileva una flessione di 340 unità, dinamica che conferma il processo di accorpamento in atto da alcuni anni, dovuto alla cessazione di microimprese gestite perlopiù da titolari anziani e alla corrispondente crescita dimensionale di imprese maggiormente strutturate e organizzate anche dal punto di vista tecnologico.
Dall'esame settoriale risulta prevalente la viticoltura con il 57% delle imprese iscritte, seguono le aziende dedite alle coltivazioni cerealicole e ai seminativi (20,3%). L'allevamento conta circa 500 imprese e costituisce il 5,5% del totale, mentre le imprese miste (allevamento e coltivazioni agricole) rappresentano il 6,7%. Risulta invece meno consistente il numero delle aziende dedite alla coltivazione di ortaggi, fiori, vivai (3,9%), di frutta (2,7%) e alla selvicoltura (0,9%). I servizi all'agricoltura costituiscono circa l'1,6%. 
La forma giuridica più diffusa in agricoltura è l'impresa individuale presente nel 95% delle aziende, seguono le società di persone che sono il 4% e le società di capitale che rappresentano soltanto lo 0,5%.

Produzione Lorda Vendibile
I dati recentemente pubblicati dall'Istituto Guglielmo Tagliacarne relativi alla Produzione Lorda Vendibile in agricola con riferimento all'anno 2005, evidenziano per la provincia di Asti un valore di 270.624.270 euro, il 4% in meno rispetto all'anno precedente. La diminuzione della P.L.V agricola interessa tutti i comparti ad accezione delle coltivazioni industriali, della frutticoltura, dei prodotti forestali e dei servizi correlati alla zootecnia. A tal proposito occorre sottolineare che molti prodotti dell'agricoltura hanno subito negli ultimi due anni un forte deprezzamento dovuto ad esuberi di produzione.
Esaminando la composizione della P.L.V. agricola, emerge la forte vocazione vitivinicola della provincia di Asti: le coltivazioni viticole, con in valore di euro 125.652.940, rappresentano infatti il 46% della P.L.V. totale. A livello regionale la provincia di Asti si colloca al primo posto, seguita da Cuneo e Alessandria che evidenziano rispettivamente colture vitivinicole per euro 108.403.170 e 100.564.260. Su base nazionale Asti si pone al quarto posto preceduta dalle province di Bari, Taranto e Foggia.
Le coltivazioni erbacee rappresentano il 16,6% della P.L.V. agricola provinciale e fanno segnare un calo del 12,7% rispetto all'anno precedente. La flessione più evidente interessa i cereali, mentre le coltivazioni industriali, anche se ancora poco significative nel panorama agricolo astigiano (1,5% della PLV totale), fanno rilevare un incremento del 28,7%.
Frutticoltura e prodotti forestali evidenziano un incremento in relazione al 2005 rispettivamente del 3,2% e del 6,9%. I prodotti zootecnici costituiscono il 21% della P.L.V. totale e registrano un calo del 13,3%.

Annata agraria 2006
L'annata agraria 2006 si è dimostrata favorevole per le produzioni di vino, frumento e frutta, mentre le scarse precipitazioni nei mesi estivi hanno influito negativamente sull'orticoltura, sulle coltivazioni industriali e sulla produzione di mais.
Dai dati dell'Albo Vigneti, nel 2006 la superficie coltivata a vite ammonta a 18.260 ettari, di cui 14.113 iscritti come D.O.C.. Dal raffronto con l'anno precedente si evidenzia un calo dell'1,5% della superficie totale, ma contestualmente si rileva un aumento dell'1,2% della superficie D.O.C.: questo a conferma del fatto che il processo di accorpamento e ristrutturazione registrato negli ultimi anni ha come obiettivo anche il miglioramento qualitativo del prodotto.
Per quanto riguarda la produzione 2006, i dati, ancora provvisori, registrano un totale di 1.076.355 ettolitri di vino prodotto, l'1% in più rispetto al 2005, di cui 749.162 ettolitri a D.O.C. e i restanti 327.193 riferiti a vino da tavola. La produzione di vino D.O.C. è cresciuta quasi del 2%, mentre il vino da tavola accusa una flessione del 13%.
Il vino D.O.C. prevalente è il Barbera che rappresenta il 36,8% del totale, seguono il Moscato (31,3%), la D.O.C. Piemonte (16,2%), la D.O.C. Monferrato (4,8%), il Grignolino d'Asti (2,4%).
Il restante 8,5% si riferisce a tipologie di vino quali Dolcetto, Brachetto, Cortese, Ruchè, Malvasia che sono prodotti in piccoli quantitativi, ma che costituiscono interessanti nicchie di mercato, particolarmente ricercati e apprezzati. Tali vini, in controtendenza con l'andamento generale del mercato, hanno registrato quotazioni in aumento.
Al 31/12/2006 risultavano invece stazionarie le quotazioni del Barbera D.O.C. e in calo quelle del Grignolino d'Asti D.O.C., del Freisa d'Asti D.O.C. e del vino rosso da tavola. Il Piemonte Moscato D.O.C. ha registrato un sensibile incremento dei prezzi (dal 25 al 33%).
Per quanto riguarda i cereali, la produzione di frumento è stata positiva anche dal punto di vista qualitativo e le quotazioni hanno registrato al 31/12/2006 incrementi superiori al 30% rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente.
Il mais nel 2006 ha registrato un aumento della superficie essendosi in parte sostituito alle colture di barbabietola da zucchero che hanno subito un ridimensionamento a seguito della chiusura dello zuccherificio di Casei Gerola. L'andamento climatico particolarmente asciutto non è però stato favorevole e la resa è diminuita rispetto al 2005. Le quotazioni hanno registrato incrementi intorno al 30%.
Le superficie coltivata a nocciola ammonta a 2.300 ettari, l'11% in più rispetto all'anno precedente. La superficie specializzata IGP è di 728,6 ettari e rappresenta il 31,6% della superficie totale. Rispetto al 2005 la superficie IGP è aumentata del 7%. L'area che conta una maggiore concentrazione di coltivazioni IGP è quella a Sud di Asti. L'annata 2006 è stata positiva e ha visto quasi raddoppiare la resa rispetto al 2005 che invece era stata particolarmente sfavorevole. La produzione potenziale complessiva ammonta a 52.900 quintali di cui 6.074,16 certificata IGP. Le quotazioni al 31/12/2006 si attestano a 1,9 euro al chilogrammo.
Le altre colture frutticole rappresentano una quota minima nel panorama agricolo provinciale. L'annata 2006 è stata positiva per le coltivazioni di albicocchi, peschi, ciliegi che hanno fatto registrare un raccolto di buona qualità con quotazioni soddisfacenti. La produzione di mele ha dato buoni risultati dal punto di vista qualitativo anche se il raccolto è stato quantitativamente inferiore all'anno precedente. Le scarse precipitazioni estive hanno condizionato la produzione di ortaggi che è risultata inferiore sia in termini di qualità che di quantità.

Zootecnia
Dall'analisi della situazione del comparto zootecnico della provincia di Asti emerge, sempre di più, la predominanza dell'allevamento bovino. Anche se il numero delle stalle accusa una riduzione per effetto della chiusura dei microallevamenti, una forte richiesta della carne bovina piemontese proveniente dalla GDO, ha determinato un ampliamento della capacità produttiva dei grossi allevamenti. A fine anno, nelle aziende zootecniche astigiane, è stata rilevata una consistenza di 50.110 capi, pari ad un tasso di crescita su base annua del 7%. I produttori locali si trovano a dover far fronte ad una domanda sempre più elevata di carne bovina di qualità, proveniente non solo dal mercato locale ma anche da punti di vendita extraregionali. Tale dinamica è altresì confermata dall'andamento delle quotazioni, che evidenziano sensibili aumenti per i bovini da macello. 
L'allevamento suino, con una consistenza di 19.512 capi, denuncia una flessione del 12%. Il mercato della carne suina si presenta altalenante e fortemente soggetto a fattori stagionali. La richiesta locale è soddisfatta soprattutto da carni provenienti dall'estero.
Risulta in sensibile flessione anche l'allevamento ovino, i cui 2.491 capi rappresentano il 41% in meno della consistenza rilevata a fine 2005. Le motivazioni sono da imputare soprattutto alla variazione del metodo di rilevazione: i pascoli vaganti, prima censiti nelle località di permanenza, vengono ora attribuiti ai comuni di residenza dei pastori.
Risulta in lieve crescita la consistenza di capre (+4,5%) il cui allevamento, che è di tipo stanziale, persiste soprattutto per la produzione della robiola di Roccaverano, un prodotto di nicchia interamento assorbito da una clientela esigente. Denuncia qualche problema la commercializzazione a prezzo equo dei capretti a causa della presenza sul mercato locale di capi importati dall'estero. In Valle Bormida, per contrastare l'indebita concorrenza, si promuove l'indiscutibile qualità del "capretto sotto la mamma".
Si registra infine una confortante ripresa dei prodotti avicoli. Scongiurato il pericolo aviaria, in prossimità delle feste natalizie si è manifestata una domanda superiore all'offerta con una conseguente lieve crescita delle quotazioni. 



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