Questo sito utilizza cookie per inviarti informazioni sulla nostra organizzazione in linea con i tuoi interessi/le tue preferenze e cookie di analisi statistica di terze parti anche per fini non tecnici. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Se accedi ad un qualunque elemento soprastante questo banner acconsenti all'uso di tutti i cookie.

RIMUOVI

Versione solo testo - Camera di commercio di Asti, 17 ottobre 2019
Torna alla versione grafica - home

Agricoltura



Asti, 17 ottobre 2019
Ultimo aggiornamento: 27.06.2008



Analisi economica provinciale



AGRICOLTURA

Contenuto pagina

Produzione lorda vendibile dell'agricoltura e della silvicoltura
Principali coltivazioni agricole
Consistenza e rapporto delle imprese agricole su quelle degli altri settori
Quotazioni principali prodotti agricoli e zootecnici
Quotazioni vini
Mercuriali delle uve di chiusura vendemmia 2007
Albo vigneti 2007 - superficie coltivata a vite - produzione vino
Albo corylicolo 2007 - superficie coltivata a vite
Consistenza del bestiame all'1/12/2007

ANNATA AGRARIA 2007

Dinamica delle imprese
Le imprese agricole iscritte al Registro Imprese della Camera di Commercio di Asti al 31/12/2007 sono 8.776 e costituiscono un terzo delle aziende complessivamente registrate. Dal raffronto con l'anno precedente si registra una flessione del 2,8%. Esaminando l'andamento del settore agricolo nell'ultimo decennio emerge una costate dinamica in calo con una perdita di oltre 2.500 unità aziendali. Si tratta in realtà di un processo di trasformazione che da anni interessa il comparto agricolo e che da un lato vede la chiusura di microimprese gestite perlopiù da titolari anziani che cessano l'attività e dall'altro la crescita dimensionale di imprese già esistenti attraverso un processo di accorpamento e di riorganizzazione aziendale.
La maggior parte delle imprese agricole sono comunque di piccole dimensioni, gestite a livello familiare. Il 95% delle aziende sono infatti a titolarità individuale e soltanto il 4,6% sono costituite sotto forma societaria.
Con riferimento all'attività aziendale il 57% delle imprese agricole ha come attività prevalente la viticoltura, seguono le colture cerealicole e i seminativi che rappresentano il 20,4% del totale, le attività miste (allevamento e coltivazioni 6,6%), gli allevamenti (6%), le colture orticole fiori e vivai (4%) e infine le coltivazioni di alberi da frutto (2,9%).

Produzione Lorda Vendibile
I dati recentemente pubblicati dall'Istituto Guglielmo Tagliacarne attribuiscono alla provincia di Asti, con
riferimento all'anno 2006, un valore della produzione lorda vendibile agricola di 261.356.820 euro, il 4,57% in meno rispetto all'anno 2005. Pur registrando un calo del 9%, le colture vitivinicole rappresentano il 45% della PLV provinciale e pongono Asti al primo posto a livello regionale e al sesto posto a livello nazionale, preceduta dalle province di Bari, Taranto, Foggia, Treviso e Chieti. Registrano un sensibile calo rispetto all'anno precedente le coltivazioni industriali su cui ha probabilmente influito l'abbandono delle coltivazioni di barbabietola da zucchero a seguito della Riforma OCM Zucchero e della chiusura dello zuccherificio di Casei Gerola. Fanno inoltre segnare valori in flessione il latte e i prodotti forestali. Registrano invece una variazione positiva gli ortaggi, la frutta, i legumi secchi, le carni e i servizi annessi alla zootecnia.
Nella valutazione dei dati della PLV agricola occorre tenere presente il difficile momento congiunturale che il settore agricolo sta attraversando in particolare a causa dell'aumento dei costi di gestione (carburanti, macchinari, ecc.) e delle difficoltà di commercializzazione dei prodotti che in molti casi hanno subito un forte calo dei prezzi di vendita.

Cereali, colture industriali
L'annata 2007 è stata caratterizzata da un clima caldo con temperature superiori alla media fin dai primi mesi dell'anno e scarse precipitazioni.
Le produzioni cerealicole hanno risentito dell'andamento climatico e sono risultate inferiori rispetto all'anno precedente. Le rese medie sono state intorno ai 45 quintali per ettaro per il grano tenero e l'orzo con punte minime di 35 q/ha nelle aree che hanno maggiormente sofferto la siccità. La qualità del frumento è stata in generale buona e non è stata riscontata la presenza di cimici sia in fase di maturazione, sia nelle partite stoccate. Le quotazioni sono cresciute sensibilmente rispetto all'anno precedente: il prezzo del frumento di forza è infatti passato dai 180,00-190,00 euro alla tonnellata di fine anno 2006 ai 295,00-305,00 euro a fine 2007.
Anche la produzione di orzo ha risentito della siccità dei mesi di aprile e maggio. La qualità è stata buona e i prezzi sono sensibilmente cresciuti rispetto all'annata 2006 attestandosi, a fine anno, intorno a 270,00-280,00 euro la tonnellata.
Le coltivazioni di mais hanno subito le ripercussioni derivanti dalle scarse precipitazioni del periodo estivo e hanno dato rese medie lievemente inferiori rispetto al 2006. Le quotazioni medie al 31/12/2007 sono cresciute quasi del 40% passando da 165,00 euro la tonnellata a 230,00 euro.
Tra le colture industriali, il girasole non ha risentito dell'andamento climatico e ha mantenuto pressoché le stesse rese dello scorso anno, mentre per la soia si è registrato un calo di produzione dovuto alla siccità.

Viticoltura
L'annata 2007 è stata molto favorevole per la vitivinicoltura. L'inverno mite e la stagione estiva calda e asciutta hanno contribuito al positivo sviluppo vegetativo dei vitigni e alla buona maturazione delle uve.
Il clima particolarmente siccitoso ha favorito la diffusione di alcune fitopatie del legno quali il mal dell'esca cha ha colpito in particolare i vitigni del moscato e del grignolino. Risultano ancora presenti sul territorio, ma con una situazione in lento miglioramento, il legno nero e la flavescenza dorata. I primi risultati positivi si riscontrano nelle aree in cui i viticoltori seguono le norme di profilassi e controllo e utilizzano barbatelle termoterapizzate per i rimpiazzi e i nuovi impianti. Più critica è invece la situazione nel Nord Ovest dell'Astigiano dove si rileva un maggiore abbandono del territorio e risulta più difficile mettere in atto misure di prevenzione. La vendemmia è stata molto precoce sia per le uve bianche, la cui raccolta è iniziata a metà agosto, sia per quelle rosse che pur essendo più tardive sono state raccolte nella prima metà del mese di settembre.
Rispetto al 2006 la produzione è risultata inferiore ma ottima dal punto di vista qualitativo.
Per i vitigni aromatici (Brachetto, Malvasia, Moscato) le uve hanno raggiunto una perfetta maturazione con un alto tenore zuccherino e un buono sviluppo delle sostanze terpeniche responsabili degli aromi. Anche per i vitigni rossi (Grignolino, Dolcetto, Barbera, Freisa, Ruchè) la qualità è stata eccellente, con gradazioni elevate e ottime caratteristiche sul piano della struttura e del colore.
Secondo i dati provvisori rilevati dall'Ufficio Provinciale dell'Agricoltura la produzione di uve è ammontata a 1.437.600 quintali e ha subito un calo del 6,5% rispetto alla vendemmia 2006. La corrispondente produzione vinicola ammonta a un totale di 1.006.300 ettolitri di vino, di cui 861.463 a DOC e 144.837 riferiti a vino da tavola.
I dati dell'Albo Vigneti relativi all'anno 2007 evidenziano, su un totale di 17.970 ettari di superficie coltivata a vigneto, 14.263 ettari iscritti come DOC, pari al 79% della superficie complessiva. Rispetto all'anno precedente le coltivazioni a DOC sono cresciute dell'1% circa, confermando il trend in graduale ascesa registrato negli ultimi anni. Nonostante la resa produttiva delle uve inferiore al 2006, la produzione di vino DOC ha registrato un aumento del 15% a discapito della produzione di vino da tavola che invece si è più che dimezzata rispetto all'anno precedente. Questo a conferma dell'interesse degli operatori a produrre vini di qualità, più remunerativi in un momento particolarmente difficile per il mercato del vino.
Dalla suddivisione per tipologia, al primo posto troviamo il Moscato che rappresenta il 32,8% del totale, seguono il Barbera con il 31,4%, le DOC Monferrato (15,9%), Piemonte (11%), il Grignolino (2%). Le varietà Dolcetto, Freisa, Cortese, Brachetto, Ruchè, con una produzione molto esigua, rappresentano vere e proprie nicchie, molto apprezzati anche sotto il profilo economico.
Le quotazioni delle uve sono state nel complesso superiori rispetto allo scorso anno in particolare per le produzioni di qualità. Il fattore qualità e le rese inferiori rispetto alla vendemmia 2006 hanno contribuito all'aumento dei prezzi che nell'anno precedente avevano toccato i minimi storici. Anche nel 2007 la Camera di Commercio ha promosso la costituzione di un tavolo di lavoro che ha coinvolto le istituzioni locali e le associazioni di categoria al fine di concordare i prezzi minimi di riferimento per le uve barbera.
Le quotazioni dei vini sono cresciute rispetto all'anno precedente, sia per i vini bianchi che per quelli rossi. Le variazioni più significative interessano il vino rosso da tavola, il Piemonte Moscato DOC, il mosto parzialmente fermentato da uve aromatiche bianche, il mosto bianco.

Corylicoltura
La superficie coltivata a nocciolo ammonta nel 2007 a 2.400 ettari di cui 766,2 Ha iscritti nell'Albo I.G.P. Nocciola del Piemonte. Rispetto al 2006 la superficie totale è cresciuta del
4,3% e quella I.G.P. del 5%. Le coltivazioni I.G.P. rappresentano circa il 32% del totale e sono concentrate in principal modo nelle aree a Sud e ad Ovest di Asti. I comuni che registrano le maggiori estensioni di coltivazioni I.G.P. sono Castagnole delle Lanze, San Damiano d'Asti, Canelli, Calamandrana, Cessole. Sul piano produttivo, la siccità ha fatto registrare un calo delle rese che ha raggiunto flessioni del 40-50%. L'andamento climatico da un lato ha favorito la diffusione di attacchi di parassiti quali il Buprestide che ha colpito le piante più debilitate dalla siccità, dall'altro ha determinato una diminuzione degli attacchi da Glesporioum o seccume dei rami.
Le quotazioni della nocciola tonda gentile del Piemonte al 31/12/2007 ammontano a circa 2,5 euro il quintale.

Orticoltura - Frutticoltura
Le temperature calde e le scarse precipitazioni hanno influito negativamente sulle produzioni orticole a cielo aperto, in particolare insalate, radicchi, cavolfiori, cardi, sedani la cui qualità non è stata soddisfacente. Le alte temperature hanno in certi casi portato a un sovrapproduzione dovuta anche al mancato rispetto della naturale scalarità nella maturazione.
Le produzioni in serra sono risultate abbondanti e di buona qualità, tuttavia i prezzi sono stati inferiori agli anni precedenti probabilmente anche per la forte concorrenza dei prodotti provenienti da Marocco e Spagna.
La siccità estiva ha condizionato anche la produzione frutticola. L'avvio di stagione è stato caratterizzato da un anticipo della ripresa vegetativa. Prendendo in esame la coltura del melo che risulta essere la più significativa per la provincia di Asti, si è registrato uno scarso sviluppo delle patologie di origine fungina e della ticchiolatura dovuto alla carenza di precipitazioni.
L'annata è risultata invece difficile per quanto riguarda la lotta agli insetti, in particolare la carpocapsa e la mosca della frutta. Sono stati inoltre registrati danni causati dagli uccelli che per la forte siccità si nutrivano dei frutti in maturazione compromettendoli irrimediabilmente. I prezzi a fine anno si sono attestati tra lo 0,40 e lo 0,70 euro/chilogrammo a seconda della pezzatura facendo registrare un lieve incremento rispetto all'anno precedente. Per quanto riguarda le colture minori (pesco, susino, albicocco, ciliegio) le rese sono state inferiori alla media con conseguente incremento dei prezzi di vendita.

Zootecnia
Il patrimonio zootecnico bovino mantiene, in provincia di Asti, la prerogativa di allevamento più consistente sia in termini di consistenza numerica che economica.
A fine dicembre risultano 51.011 capi di bestiame bovino, quasi il 2% in più della consistenza rilevata alla stessa data dell'anno precedente. Si tratta di allevamenti orientati al mercato dei vitelli da carne con una prevalenza di capi di età inferiore a 1 anno (36,5%) e da 1 a 2 anni (36,9%). Per i primi si osserva una flessione del 13,4%, per i secondi si rileva un incremento del 43,7%, dinamica che evidenzia un ristagno delle vendite, confermata peraltro dalle opinioni degli operatori che, dal canto loro, lamentano, in concomitanza con una lieve flessione delle vendite, un aumento dei costi di produzione dovuto all'incremento delle quotazioni dei cereali. Le vacche da latte rappresentano solo più il 2,3% della consistenza totale: su base annua sono diminuite di 219 capi, pari ad una flessione del 15,6%.
La crisi che ha colpito il comparto suinicolo ha avuto conseguenze anche nell'astigiano, con una perdita di consistenza del 3,4% su un totale di 18.843 capi. Nel 2007 il settore ha accusato una sensibile flessione delle vendite ed una conseguente caduta delle quotazioni proprio nel periodo di forte aumento dei costi di produzione. La Comunità Europea ha introdotto misure di sostegno a favore di domande di aiuti all'ammasso privato. A fine anno, anche a seguito di un ridimensionamento generalizzato dell'offerta, si ha avuto la percezione di una stabilizzazione del mercato e si è preannunciato un lieve aumento delle quotazioni.
Si configura un po' più ottimistico l'andamento dei prodotti avicoli per i quali si prospetta stabilità di vendite e lieve aumento di quotazioni per un diffuso orientamento dei consumatori al consumo di carni bianche.
A fine 2007 sono stati censiti, nel territorio provinciale, 3.494 capi di bestiame ovino, il 40,3% in più della consistenza rilevata nello stesso periodo dell'anno precedente. Le motivazioni di questo sensibile aumento si trovano non solo nella nuova metodologia di rilevazione che prevede l'attribuzione dei capi alle località di pascolo delle greggi, ma anche nella tendenza al rialzo dell'allevamento stanziale.
Una domanda sostenuta per le robiole, in particolare per la Robiola di Roccaverano DOP, ha avuto ripercussioni positive per l'allevamento caprino che evidenzia tassi di aumento sostenuti: i 4.899 capi rilevati a fine dicembre 2007 rappresentano il 27,4% in più di dicembre 2006.




Aiutaci a darti un servizio migliore
Valuta la qualità dei contenuti di questa pagina


Non � presente alcun ufficio di riferimento per questa pagina

[ inizio pagina ]