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Versione solo testo - Camera di commercio di Asti, 21 novembre 2019
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Agricoltura



Asti, 21 novembre 2019



Analisi economica provinciale



AGRICOLTURA

Contenuto pagina

Principali coltivazioni agricole
Produzione lorda vendibile agricola della provincia di Asti - Anno 2001
Rapporto delle imprese agricole sulle imprese degli altri settori
Superficie coltivata a vite e produzione vinicola per tipologia in provincia di Asti
Albo vigneti della Camera di Commercio di Asti - Anno 2002
Mercuriali delle uve di chiusura vendemmia 2002
Quotazioni dei principali prodotti agricoli e zootecnici commercializzati sulla piazza di Asti
Quotazioni medie dei vini pubblicate sui bollettini settimanali della Camera di Commercio di Asti
Albo corylicolo della Camera di Commercio di Asti

Per offrire un quadro strutturale dell´agricoltura della provincia di Asti si dispone dei risultati definitivi del 5° Censimento Generale dell´Agricoltura.
Alla data di riferimento del Censimento (22 ottobre 2000) sono state rilevate in provincia di Asti 21.880 aziende agricole, zootecniche e forestali, con superficie totale pari a 107.088,03 ettari, di cui 74.683,31 di superficie agricola utilizzata (SAU). Rispetto al Censimento del 1990, il numero delle aziende risulta diminuito di 7.957 unità (-26,7%), a fronte di una riduzione della superficie totale di 16.590,86 ettari (-13,4%) di cui 6.251,54 ettari di SAU (-7,7%). La percentuale media regionale di diminuzione è stata del 37,8% per le aziende, del 14,1% per la superficie totale e del 4,6% con riferimento alla SAU.
La consistente diminuzione delle aziende si è dunque riflessa solo in parte sulle superfici occupate determinando un lieve aumento delle superfici medie delle aziende locali tra il 1990 ed il 2000: da ettari 4,15 a 4,90 in termini di superficie totale per azienda e da 2,88 a 3,83 in termini di superficie agricola utilizzata. Ciononostante il gap che intercorre con i dati medi regionali permane rilevante. A livello regionale infatti si riscontra una superficie media totale di 12,65 ettari ed una SAU per azienda di 9,49 ettari.
La ripartizione per cultura dei 107.088,03 ettari di superficie agraria totale ha attribuito 38.605,44 ettari ai seminativi, 21.721,26 ettari alle coltivazioni legnose agrarie (vite per il 90%), 14.356,61 ettari a prati permanenti ed a pascoli, 24.783,83 ettari alle colture boschive, 7.620,89 ettari ad altra superficie. Rispetto al 1990 tutte le colture hanno accusato una flessione, sensibile per i prati permanenti e pascoli (-16,1%), per le colture boschive (-12,7%) e per le coltivazioni legnose agrarie (-12,2%), lieve per i seminativi (-1,2%).
Per 5.594 aziende tra le 21.880 rilevate, si è trattato di aziende con allevamenti. Rispetto al 1990 queste ultime sono diminuite del 54,4%. Con questa variazione Asti si pone leggermente al di sopra della diminuzione media regionale che risulta del 53,3%.
Sono 1.607 le aziende dedite all´allevamento bovino per un totale di 47.747 capi di bestiame pari ad una flessione, rispetto a 10 anni fa, del 23,4%. Il numero di capi medio per azienda è pertanto passato da 17,6 capi del 1990 a 29,7 capi del 2000. Pur con questo rilevante aumento di consistenza degli allevamenti il dato si mantiene notevolmente al di sotto della media regionale (44,2 capi per azienda).
Nel 2000 i lavori agricoli hanno richiesto l´impiego di 3.671.667 giornate di lavoro da parte di manodopera prestata per il 95,5% direttamente dal conduttore, dal coniuge e da altri familiari e solo dal 4,5% da lavoratori dipendenti. Tale rapporto a livello regionale attribuisce il 95,2% alla manodopera del conduttore e della sua famiglia ed il 4,8% agli addetti esterni.
Passando ad esaminare l´andamento delle colture del 2002 ed iniziando dall´uva da vino che ribadisce il suo ruolo di prodotto primario e prestigioso dell´agricoltura astigiana, si sottolinea che l´annata non è stata favorevole sotto l´aspetto meteorologico fino ai primi giorni di settembre. L´eccesso di piogge ha danneggiato e condizionato il raccolto delle uve a maturazione anticipata (dolcetto, moscato) il cui quantitativo è stimato in sensibile calo. La flessione produttiva è anche la ripercussione di una diminuzione della superficie coltivata da attribuirsi all´abbandono dei vigneti nelle zone meno vocate, nonché agli estirpi resi necessari dall´imperversare degli attacchi della flavescenza dorata. La produzione di vino dell´annata 2002 è stata pertanto calcolata in 882.000 ettolitri di cui 608.753 di vini DOC e 273.247 di vino da tavola. I vini DOC fanno rilevare, rispetto allo scorso anno, un calo dell´8% della quantità prodotta, mentre i vini da tavola risultano il 52% in meno per effetto sia degli estirpi che della carenza di esuberi.
Per effetto di una svolta netta del clima a partire dal 10 settembre, le uve a maturazione tardiva (Barbera d´Asti) hanno potuto beneficiare di oltre 20 giorni di clima soleggiato, secco ed asciutto, evento che ha offerto le condizioni ideali per una perfetta maturazione. In generale si può affermare che mentre per le uve bianche aromatiche e per il dolcetto la qualità è stata discreta e la quantità è stata inferiore alla norma, per le uve a maturazione tardiva sono stati ottenuti vini di buona gradazione alcolica, caratterizzati da bel colore ed ottimo profumo. La loro struttura non li renderà adatti a lunghi invecchiamenti ma non mancheranno, anche nel 2002, partite di vino di qualità molto elevata soprattutto nelle aziende che si dedicano alla vitivinicoltura con professionalità sia nella vigna che in cantina.
I giudizi sull´andamento del mercato sono positivi: si riscontra a livello di consumo grande interesse ed attenzione nel confronti del vino; ciò consente il giusto riconoscimento ai vini migliori ed alla qualità, anche in termini di quotazioni.
Relativamente ai cereali si rileva un aumento della superficie coltivata del 6,2% per il frumento e del 73,9% per l´orzo con rese nella norma. Per il mais la superficie in produzione risulta diminuita a causa della bassa quotazione e della riduzione dei premi PAC. La coltura, favorita dalle abbondanti precipitazioni estive, ha ottenuto, vista la buona resa, una produzione abbondante.
Per soia e girasole le superfici sono diminuite a causa della riduzione dei premi PAC. Per la soia la resa è stata buona e la quotazione soddisfacente; per il girasole le rese sono state discrete e le quotazioni tendono al calo. Tra le piante industriali si rileva inoltre che il raccolto di barbabietole da zucchero è stato abbondante ma con una resa zuccherina non soddisfacente.
Il mercato orticolo continua ad essere fortemente penalizzato dall´invasione di produzioni estere non certo competitive in ordine alla qualità, ma che hanno reso scarsamente remunerative le quotazioni di melanzane, pomodori tondi lisci, lattughe, bietole da costa e da taglio, cavoli, cavolfiori, fragole tardive e zucchini. E´ stato però riscontrato un lieve incremento dei prezzi per il pomodoro cuore di bue, lo zucchino locale con il fiore, il sedano bianco d´Asti, il cardo gobbo di Nizza Monferrato, l´aglio, l´asparago e la fragola precoce.
La produzione è stata decisamente al di sotto della norma per la frutta a causa di un ulteriore calo della superficie coltivata e dell´andamento sfavorevole dell´annata agraria 2002. Mantiene un certo ruolo la produzione di nocciole, sia in quanto considerata ancora redditizia, sia per una funzione di salvaguardia e tutela del territorio nelle zone meno vocate a vite. La superficie investita è di circa 1200 ettari, di cui 555 ettari per la produzione della nocciola del Piemonte I.G.P. .
Dall´analisi dei punti critici della struttura agricola astigiana e dalle dinamiche produttive si traggono le seguenti conclusioni.
La piccola dimensione aziendale e la reticenza ad avviare iniziative di commercializzazione in forma associata limitano la capacità di sviluppo del settore. Nuove opportunità potrebbero essere incentivate con interventi per il miglioramento ed il potenziamento di infrastrutture e servizi di beneficio comune.
La valorizzazione in atto del territorio, sia sotto il profilo naturalistico, paesaggistico, culturale, sia sotto l´aspetto delle produzioni tipiche si ritiene possa tradursi in nuove opportunità di sviluppo. Attraverso la promozione dei vini a DOC ed a DOCG, dei prodotti ad agricoltura biologica, dei prodotti tutelati da marchi di qualità, dei prodotti agroalimentari e zootecnici conformi al regolamento CE relativo all´etichettatura delle carni bovine e di quelli in possesso di sistemi di tracciabilità, si potrebbe favorire un recupero ed un riscatto delle attività agricole.
Il patrimonio zootecnico della provincia di Asti, con riferimento all´allevamento bovino, è leggermente diminuito. Tale flessione è dovuta essenzialmente al processo in atto ormai da anni di abbandono dell´attività da parte dei piccoli allevatori. Nel contempo si è rafforzato l´orientamento delle aziende a tralasciare la funzione di riproduzione per intensificare gli investimenti nella produzione, andamento che ha determinato un aumento nell´importazione di vitelli da ingrasso.
Si rileva una discreta dinamica del mercato: a fine dicembre e rispetto all´analogo periodo dello scorso anno, si rileva un confortante aumento con particolare riguardo alle contrattazioni relative al vitellone piemontese.
Sotto l´aspetto sanitario si sottolinea l´assenza di eventi morbosi negli allevamenti della provincia di Asti. I controlli sul bestiame sono obbligatori in caso di compravendita dei capi di età superiore all´anno. Si cita, a tal proposito, il progetto della Regione Piemonte per il controllo ed il radicamento della IBR, malattia infettiva del bestiame.
Sono in atto iniziative di valorizzazione della carne bovina piemontese che hanno come obiettivo l´ottenimento della IGP per il manzo piemontese e della DOP per il bue grasso.
La consistenza degli allevamenti di ovicaprini risulta invece in aumento. Si ritiene che tale tendenza sia stata determinata dalle favorevoli aspettative riposte nella "Robiola DOP" la cui modifica del disciplinare dovrebbe portare la componente di latte caprino all´85% e di latte bovino al 15%.
Il formaggio fresco "Robiola DOP" rappresenta l´unica DOP caprina in Italia ad essere prodotta in deroga alle norme comunitarie che richiedono la pastorizzazione del latte. Attualmente per questa produzione sono stati autorizzati 25 microcaseifici.

Consistenza del bestiame all´1/12/2002



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