Questo sito utilizza cookie per inviarti informazioni sulla nostra organizzazione in linea con i tuoi interessi/le tue preferenze e cookie di analisi statistica di terze parti anche per fini non tecnici. Se vuoi saperne di pi¨ o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Se accedi ad un qualunque elemento soprastante questo banner acconsenti all'uso di tutti i cookie.

RIMUOVI

Versione solo testo - Camera di commercio di Asti, 17 ottobre 2019
Torna alla versione grafica - home

Commercio



Asti, 17 ottobre 2019



Analisi economica provinciale



COMMERCIO

Contenuto pagina

Consistenza degli esercizi commerciali, degli alberghi e ristoranti della provincia di Asti
Consistenza della grande distribuzione in provincia di Asti
Volumi di vendita per tipologia di esercizio commerciale

Al 31 dicembre 2002 gli esercizi commerciali insediati in provincia di Asti sono risultati 6.178 di cui 5.141 sedi d´impresa e 1.037 unità locali. Rispetto allo stesso periodo dell´anno precedente l´incremento è stato complessivamente di 178 unità. Il commercio al dettaglio con 96 unità in più, il commercio all´ingrosso con 41 e gli alberghi e ristoranti con 32, sono i settori che hanno registrato l´incremento più rilevante.
Sono stati rilevati nel 2002 sei nuovi insediamenti nell´ambito della grande distribuzione di cui 5 supermercati ed un grande magazzino. La consistenza dei supermercati della provincia ammonta pertanto a 28 (+ 21,7% rispetto al 2001) con una superficie totale destinata alla vendita di mq. 20.367 (+20,4%) per 473 addetti, il 14,3% in più dello scorso anno. E´ inoltre aumentato di una unità il numero dei grandi magazzini; sono pertanto cinque le grandi strutture di vendita della provincia di Asti con una superficie totale di 13.178 e con un´occupazione di 93 unità.
Per quanto riguarda il commercio al dettaglio, nonostante l´aumento del numero degli esercizi, dai risultati dell´indagine congiunturale relativi al 4° trimestre dell´anno in corso, emerge una conferma dell´andamento piuttosto negativo che il settore sta attraversando. I volumi delle vendite confrontati con lo stesso periodo dello scorso anno risultano diminuiti per il 67% degli intervistati. La flessione ha interessato il 71,4% degli esercenti al dettaglio tradizionale e il 37,5% della grande distribuzione. La diminuzione delle vendite interessa sia il comparto non alimentare con 77,7% degli operatori rispondenti che quello alimentare con il 58,8% .
Dalle previsioni emerge un marcato pessimismo da parte del commercio tradizionale con il 76,6% degli intervistati propensi a segnalare una ulteriore diminuzione delle vendite a fronte di un giudizio ottimistico espresso dall´87,5% degli operatori della grande distribuzione.
Per categoria merceologica solo il settore misto sembra reggere le difficoltà congiunturali (66,6% di opinioni di aumento delle vendite) mentre, sia il settore alimentare, sia il non alimentare, sono unanimi nel dichiarare previsioni di flessione del giro di affari.
L´andamento negativo delle vendite, conseguenza della poca propensione a spendere dei consumatori, conferma la loro preoccupazione per la situazione generale del mercato del lavoro e per il costante aumento dei prezzi.
L´86% degli operatori intervistati ha dichiarato di avere, seppur lievemente, aumentato i prezzi di vendita per far fronte all´incremento dei costi di gestione. Per categoria si osserva che i prezzi sono aumentati per l´86% dal commercio alimentare, per l´87,5% dal non alimentare e per l´83,3% dal settore misto.
Per quanto riguarda l´andamento dei prezzi, l´indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (costo della vita) riferito al mese di dicembre 2002 risulta, per il comune capoluogo, di 118,8, dato leggermente inferiore rispetto al valore nazionale (119,1). Fino a dicembre 2001 l´indicatore astigiano era sempre lievemente al di sopra di quello nazionale.
Per quanto riguarda le giacenze di magazzino, è il settore non alimentare che risulta avere più problemi con il 19,2% degli intervistati che dichiara un esubero delle scorte.
Il momento congiunturale negativo sembra per ora avere limitati riflessi sull´occupazione: solo il 3,8% delle imprese intervistate ha affermato di aver ridotto la forza lavoro, il 5,7% ha denunciato un aumento dell´organico, mentre la situazione occupazionale si è presentata stabile per il restante 90,6%.
Dalla dinamica avviamenti-cessazioni rilevata dal Centro per l´Impiego nel 2002, nel settore terziario risultano 9.786 avviamenti e 7.223 cessazioni con un saldo positivo di 2.563 unità. Il dato, se rapportato agli altri settori di attività, mette in evidenza come il settore terziario sia comunque al momento quello che offre maggiori opportunità occupazionali.
Un maggior impiego di personale può derivare dall´allungamento degli orari di apertura, innescato dalle strutture della grande distribuzione e che ha costretto numerosi commercianti ad adeguarsi.
La posizione delle imprese di maggiori dimensioni appare destinata a rafforzarsi soprattutto se legata a circuiti del commercio organizzato e operanti con strutture a libero servizio (supermercati). Appare invece più critica la situazione dei minimercati e dei commercianti indipendenti che trattano prodotti semidurevoli (abbigliamento, calzature ed accessori) a fronte della concorrenza proveniente dalla grande distribuzione, delle nuove imprese entrate sul mercato a seguito della deregolamentazione delle licenze, dei circuiti organizzati.
Un contesto sempre più competitivo richiede, alla professione di imprenditore commerciale, competenza, capacità di rischio e nuove idee. Il recupero di posizioni perdute ed il rilancio di numerose attività attualmente in crisi sottintende altresì la specializzazione, il miglioramento del rapporto con il cliente attraverso il servizio, la valorizzazione delle risorse umane perseguita con precise scelte di riqualificazione.



Aiutaci a darti un servizio migliore
Valuta la qualitÓ dei contenuti di questa pagina


Non ´┐Ż presente alcun ufficio di riferimento per questa pagina

[ inizio pagina ]