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Versione solo testo - Camera di commercio di Asti, 31 ottobre 2020
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Commercio



Asti, 31 ottobre 2020



Analisi economica provinciale



COMMERCIO

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Consistenza degli esercizi commerciali, degli alberghi e ristoranti della provincia di Asti (formato .pdf)

Al 31/03/2003 risultano in Provincia di Asti 6.222 esercizi commerciali, di cui 5.623 sedi e 599 unità locali, 129 esercizi in più rispetto alla stessa data dell´anno precedente (+0,7%). Si rilevano nuove attività in particolare nell´ambito del commercio al dettaglio e della ristorazione. Si ha motivo di ritenere, da una rilevante mobilità del settore, che l´avvio di molte attività sia da attribuire alla difficoltà di accedere al lavoro subordinato.

Volumi vendita per tipologia di esercizio commerciale (formato .pdf)

A fine marzo, l´inchiesta Isae conferma un diffuso indebolimento del clima di fiducia dei consumatori italiani con la comunicazione di un indice sui consumi sceso a quota 105,8 a fronte del corrispondente valore del mese di dicembre 2002 di 107,5.
Le opinioni improntate alla cautela riguardano il quadro economico generale, probabilmente influenzato dal contesto politico internazionale. Peggiorano sensibilmente sia i giudizi, sia le attese sulla situazione economica del paese e permangono le preoccupazioni sull´evoluzione del mercato del lavoro.
Una marcata prudenza emerge nelle intenzioni di acquisto di beni durevoli in presenza di un peggioramento di giudizi e previsioni sulla situazione economica della famiglia.
Di riflesso alle preoccupazioni espresse da parte del mondo dei consumatori, il settore commerciale della provincia di Asti continua a manifestare palesi difficoltà a uscire dalla crisi ribadendo il trend negativo delle transazioni che ha caratterizzato il 2002. E´ quanto emerge dall´indagine congiunturale trimestrale condotta dalla Camera di Commercio che evidenzia una riduzione considerevole del volume delle vendite rispetto allo stesso periodo dell´anno precedente, denunciata dal 71,5% degli operatori a fronte di variazioni positive espresse dal 28,5%. Le transazioni calano sia nel dettaglio tradizionale (76,1%) che nella grande distribuzione organizzata (50%). La diminuzione del giro di affari è stata generalizzata anche a livello di settore con frequenze particolarmente elevate sia per il comparto alimentare (73,4%) che per quello non alimentare (75%), mentre il "settore misto", ovvero le attività di vendita con superficie di vendita superiore a 250 mq. e con annesso reparto "non food", detiene la consistenza più elevata di ottimisti (38,5%).
E´ fuor di dubbio anche per gli operatori una lievitazione dei prezzi di vendita nei confronti di un anno fa, confermata da quasi il 90% degli esercizi di vendita, siano essi di tipo tradizionale che facenti parte della GDO. Solo il 21% del settore non alimentare ed il 10% del settore "misto" dichiara una diminuzione dei prezzi di vendita.
Nonostante i giudizi non rosei la situazione delle giacenze di magazzino appare adeguata per la maggior parte degli operatori (85,5%). Sotto questo aspetto sembrano aver più problemi gli esercizi tradizionali ed il settore non alimentare.
Il quadro migliora nell´ottica previsionale dove si osserva che il 51,8% degli intervistati si aspetta un aumento delle vendite superando del 3,6% i pessimisti e sono soprattutto le attese positive della GDO espresse dall´80% dei casi a trascinare verso l´alto tale risultato; il commercio tradizionale denuncia però ancora prospettive di diminuzione per il 55,5% dei casi. Sulla base dei generi venduti è il settore "misto" a palesare le prospettive migliori con opinioni di aumento da parte del 73% del campione a fronte del 50% dell´alimentare e del 44,4% del non alimentare.
Si sottolinea infine che il persistere della crisi dei consumi è motivo di forte preoccupazione per la categoria che, a livello nazionale, ha sollecitato il Governo ad adottare con urgenza misure in grado di rilanciare la domanda interna ed a intervenire con azioni che permettano un recupero di competitività. In questo senso è stata fatta presente l´opportunità a livello di Unione Europea di alleggerire i vincoli previsti dal Patto di Stabilità per rilanciare gli investimenti pubblici in infrastrutture e far riprendere a girare la macchina economica.




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