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Versione solo testo - Camera di commercio di Asti, 22 settembre 2019
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Agricoltura



Asti, 22 settembre 2019



Analisi economica provinciale



AGRICOLTURA

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Rapporto delle imprese agricole sulle imprese degli altri settori

Demografia delle imprese

Il settore agricoltura, con 9.901 unità iscritte al Registro Imprese al 30 settembre 2003, comprende il 37% delle imprese della provincia di Asti. Dal lato dell´occupazione il peso è inferiore; con 8.154 addetti il settore rappresenta infatti il 19% del totale degli addetti delle imprese della provincia. La consistenza delle imprese agricole è diminuita di 406 unità, pari ad un tasso di flessione del 4%. Nel 2002 la flessione era stata del 2,5% e nel 2001 del 2,1%. Si osserva un´accelerazione del processo di abbandono dell´attività di cui si può trovare giustificazione, oltre che nell´esigua dimensione aziendale e nell´età avanzata di molti titolari, in un´annata poco favorevole all´andamento delle colture ed alle difficoltà di mercato. Accanto alle 704 imprese che hanno cessato l´attività si rilevano però 267 nuove iscrizioni, pari ad un tasso di natalità del 2,6%, fattore che mette in luce la capacità del settore ad attrarre ancora investimenti.

Quotazioni dei principali prodotti agricoli e zootecnici commercializzati sulla piazza di Asti
Quotazioni medie dei vini pubblicate sui listini settimanali della Camera di Commercio di Asti
Mercuriali delle uve di chiusura della vendemmia 2003

Il valore della Produzione Lorda Vendibile dell´agricoltura astigiana riferita al 2002, ultima elaborazione condotta da Unioncamere, ammonta a 298 milioni di euro. Il valore della produzione lorda vendibile vitivinicola è stata pari a 132 milioni di euro; sulla base di questo valore Asti è al primo posto tra le otto province piemontesi ed al quarto posto a livello nazionale preceduta da Bari, Chieti e Verona. Il dato che meglio esprime la densità di concentrazione della vite è il rapporto tra la PLV vinicola e la PLV agricola totale e tale indicatore, ammontante per la provincia di Asti al 44%, pone il territorio astigiano al primo posto a livello nazionale.
E´ soprattutto il vino a conferire un valore aggiunto all´agricoltura ed a riconoscere per il settore agricolo della provincia di Asti un R.O.I. (rapporto tra reddito e capitale investito) dell´8,7%, decisamente superiore al valore medio provinciale (5,3%) ed in incremento costante: era infatti solo del 4,7% nel 1997.
L´annata agraria 2003 si è presentata eccezionalmente siccitosa e soleggiata, condizione che ha anticipato notevolmente la vendemmia rispetto ai tempi tradizionali. L´anomalo andamento meteorologico ha influito positivamente sulla qualità; le uve sono giunte sane alla maturazione ed il tasso di zucchero decisamente superiore alla norma produrrà vini di elevata gradazione alcolica. In alcuni casi si sono manifestati sintomi di sovramaturazione, in particolare per quanto riguarda il moscato, con conseguenze sul colore del vino che si presenterà più carico e più intenso.
A livello quantitativo si registra una flessione da imputarsi ad una resa in vino leggermente inferiore alla norma.
Le variazioni delle quotazioni delle uve rispetto alla vendemmia 2002, mettono in evidenza un aumento superiore al 20% per quasi tutte le tipologie, solo per le uve moscato non si sono rilevate variazioni.
Sotto l´aspetto commerciale il mercato del vino viene definito "tranquillo". Gli eventi internazionali e il ristagno dei consumi hanno avuto qualche ripercussione sulle vendite, ma le previsioni a breve termine sono di lieve crescita.
Nelle zone meno vocate a vite mantiene un ruolo di rilievo sul piano economico e di tutela del territorio la coltura del nocciolo. La superficie coltivata tende ad aumentare ed è di circa 2.000 ettari. La produzione 2003 è stata di buona qualità, ma ha subito una riduzione del 40-50% rispetto a quella dello scorso anno, sia per un inevitabile calo produttivo naturale a seguito di due annate quantitativamente generose, sia per una scarsa resa dovuta alla siccità. La scarsità della produzione, non solo astigiana, ma anche a livello nazionale, ha influito positivamente sulle quotazioni che, rispetto ad un anno fa, sono aumentate del 6%.
Per le colture frutticole l´annata non è stata favorevole: le brinate del mese di aprile hanno in parte compromesso la produzione di ciliegie e di albicocche ed anche per le pesche la produzione è stata quantitativamente inferiore alla norma (-20%). Per mele e pere si stima una flessione produttiva del 20% e soprattutto per i frutteti in collina, molto esposti al sole, la pezzatura è stata al di sotto della soglia commerciale e la mancanza di piogge ha favorito la presenza di acari che hanno intaccato la qualità del frutto, conseguenze che si sarebbero ridotte con l´ausilio di impianti di irrigazione, carenti in provincia di Asti.
Anche la produzione cerealicola è stata fortemente pregiudicata dall´assenza di piogge. Per il frumento il raccolto è stato qualitativamente discreto e con un buon peso specifico, ma si riscontra, rispetto alla norma, una flessione della quantità del 30%. Si rileva, con riferimento alla quotazione, un aumento del 20%.
La resa dell´orzo primaverile, di circa 20 quintali per ettaro, non ha compensato i costi di produzione. Per il mais si stima una flessione produttiva media del 50% ed il danno è stato del 100% per le colture in collina dove l´irrigazione non è praticata. La relativa quotazione, per la scarsità del raccolto, è aumentata del 30%. Anche per la soia ed il girasole la resa è stata irrisoria, da 0 a 25 q.li per ettaro; la prima ha fatto rilevare un aumento della quotazione di circa il 15%, mentre il girasole, per un eccesso di produzione sul mercato internazionale, evidenzia una flessione del prezzo del 25%. La barbabietola da zucchero non ha presentato problemi nelle colture irrigate, ma essendo queste non abituali in provincia di Asti, il raccolto locale è risultato notevolmente diminuito.
Per le foraggiere si stima una flessione del 70% rispetto alla produzione normale; la scarsità del raccolto ha determinato un aumento delle quotazioni del 160%.
L´assenza di precipitazioni e le temperature elevate hanno arrecato danni nella resa e nella qualità delle colture orticole, mentre nelle aziende ove è possibile il ricorso a continue irrigazioni ha comportato un notevole dispendio energetico. La riduzione di produzione oscilla tra il 20% ed il 30%, ma per alcune colture non irrigate si sono registrate diminuzioni di rese dal 40% al 50%. Il settore dichiara, relativamente alle vendite di ortaggi freschi alla produzione, un deciso ristagno dei prezzi, andamento che conferma la tendenza degli ultimi anni.
Il settore florovivaistico segnala un aumento dei consumi di piante e di fiori: molte aziende sono nate dalla conversione di strutture orticole ed hanno comportato un notevole impegno finanziario e di risorse umane che attualmente sta dando buoni risultati.





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