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Versione solo testo - Camera di commercio di Asti, 17 settembre 2019
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Commercio



Asti, 17 settembre 2019



Analisi economica provinciale



COMMERCIO

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Consistenza degli esercizi commerciali, degli alberghi e dei ristoranti della provincia di Asti

Il sistema distributivo astigiano risulta articolato, alla data del 30 settembre 2003, in 6.676 unità di cui 5.546 sedi di impresa e 1.130 unità locali ed ha fatto registrare, rispetto ad un anno fa un aumento di 139 unità, il 2,1% in più. L´incremento è stato determinato soprattutto dalle unità locali (+8,9%), mentre per le imprese si osserva un aumento degli esercizi limitato allo 0,8%, andamento che induce a considerare che le attività già affermate sul mercato tendono ad accrescere la propria rete di vendita mentre, da un modestissimo tasso di crescita delle nuove imprese e da un normale turnover della titolarità degli esercizi commerciali, si deduce la modesta presenza di fattori evolutivi ed innovativi del settore.
Le 6.676 unità operative del sistema distributivo si suddividono in:
- 410 esercenti il commercio di auto, moto e carburanti, pari al 6% del totale, consistenza aumentata del 4,1% rispetto al 30 settembre 2002 con esclusivo riferimento alle unità locali,
- 906 intermediari del commercio, il 14% del totale; rispetto allo scorso anno le imprese di questo insieme sono diminuite dello 0,9%,
- 1.059 esercizi di commercio all´ingrosso, il 16% del totale, che mettono in evidenza, sull´anno precedente, un aumento del 2,7% determinato soprattutto da nuove unità locali,
- 3.315 punti di vendita al dettaglio, il 49% del totale, 21 sedi d´impresa e 31 unità locali in più rispetto all´anno precedente (+1,6%),
- 986 alberghi e ristoranti, il 15% del totale; con 51 unità in più questa categoria fa rilevare il tasso di incremento percentuale più elevato (+5,4%).

Volumi di vendita per tipologia di esercizio commerciale

Il clima di fiducia dei consumatori a novembre, secondo l´inchiesta condotta dall´ISAE, si conferma in discesa. Peggiorano i giudizi sulla situazione economica attuale della famiglia, diminuisce la capacità di risparmio, si conferma l´incertezza circa le possibilità di spesa, diminuiscono le intenzioni di acquisto di beni durevoli.
Dalle opinioni espresse dagli esercenti locali nel terzo trimestre dell´anno la situazione appare complessivamente ancora negativa, ma meno pesante rispetto al primo semestre. Si registra infatti, da un saldo di -1,9% tra coloro che hanno dichiarato vendite in aumento e coloro che hanno dichiarato vendite in diminuzione, una limitata contrazione del volume delle vendite rispetto allo stesso periodo dell´anno precedente. Tale risultato è stato notevolmente influenzato da una dinamica nettamente positiva (+63,6%) manifestata dalla grande distribuzione organizzata a fronte della conferma di una domanda sensibilmente negativa proveniente dal dettaglio tradizionale. Dall´analisi per settore si coglie un´analoga divergenza: il volume d´affari degli esercenti il dettaglio alimentare, con un saldo tra i pareri di vendite in aumento e quelli in diminuzione di -45,5%, è decisamente negativo; ancora negativo ma in misura lieve è il saldo del non alimentare (-3,7%), mentre il settore misto, che si ricorda è quello con superficie di vendita superiore a 250 mq. e con annesso reparto non food, continua a detenere la consistenza più elevata di dichiaranti vendite in aumento con il 69,2% delle ricorrenze.
Sono invece abbastanza corrispondenti le variazioni di prezzo, oggetto di attenta osservazione dal mondo dei consumatori, che risultano, in base all´indagine della Camera di Commercio, in generale aumento, sebbene si tratti per lo più di lievi incrementi. Hanno denunciato prezzi in aumento il 76,3% del dettaglio tradizionale, il 70% della GDO, il 72,7% del comparto alimentare, il 76,9% del non alimentare ed il 72,7% del settore misto.
L´occupazione si è mantenuta sui consueti livelli, i ridimensionamenti più rilevanti fanno capo al settore alimentare nell´ambito del quale il 18,2% degli intervistati ha dichiarato di aver ridimensionato l´organico.
In merito alle giacenze, è emerso qualche problema nell´ambito del non alimentare, settore in cui il 18,5% degli operatori ha fatto rilevare una situazione di esuberanza.
Le previsioni lasciano trapelare un cauto ottimismo anche se sono nuovamente i giudizi negativi del dettaglio tradizionale e del settore alimentare a trascinare verso il basso il giudizio complessivo.
Da un saldo positivo di aspettative di aumento ed aspettative di diminuzione pari a +5,8% si osserva un´ampia divergenza: dal -7,6% del dettaglio tradizionale al +50% della GDO. Per settore è sempre quello misto a detenere il primato di previsioni di aumento (61,5%), mentre il 58,3% degli operatori del settore alimentare si aspetta un ulteriore cedimento della domanda.




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