Questo sito utilizza cookie per inviarti informazioni sulla nostra organizzazione in linea con i tuoi interessi/le tue preferenze e cookie di analisi statistica di terze parti anche per fini non tecnici. Se vuoi saperne di pi¨ o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Se accedi ad un qualunque elemento soprastante questo banner acconsenti all'uso di tutti i cookie.

RIMUOVI

Versione solo testo - Camera di commercio di Asti, 23 settembre 2019
Torna alla versione grafica - home

Artigianato



Asti, 23 settembre 2019



Analisi economica provinciale



ARTIGIANATO

Contenuto pagina

Consistenza imprese artigiane della provincia di Asti - Movimento anagrafico e forma giuridica

Le imprese iscritte all´Albo Artigiani della provincia di Asti al 31 dicembre 2003 ammontano a 6.807 e mettono in evidenza, con un aumento rispetto alla stessa data dell´anno precedente di 158 unità, un tasso di crescita del 2,3%. Nel 2003 si sono iscritte 618 imprese e se ne sono cancellate 460.
Delle 6.807 imprese artigiane, 5.395, il 79,3%, sono ditte individuali, 1.336 sono società di persone (19,6%), 60 sono costituite in società di capitale (0,9%) mentre le restanti 16 imprese risultano iscritte con altre forme giuridiche. Il saldo rispetto alla stessa data del 2002 è positivo per tutte le forme giuridiche ma è rilevante solo per le ditte individuali (+ 2,6%) e per le società di capitale (+ 39,5%).
Per settore di attività il numero delle imprese più consistente fa riferimento alle costruzioni edili: con 2.930 unità il settore evidenzia un tasso di crescita annuo del 5,3% e costituisce il 43% del totale delle imprese artigiane insediate in provincia di Asti.
Il comparto manifatturiero annovera 1.925 unità produttive, il 28% del totale imprese, appena 5 imprese in più dell´anno precedente. Si evidenzia dal confronto con il 2002 la diminuzione di 12 imprese metalmeccaniche a riprova che le conseguenze della crisi dell´indotto auto stanno ricadendo pesantemente sulla subfornitura.
Le consistenze sono diminuite anche per le attività di riparazione (-2 unità) che, con 561 imprese, costituiscono l´8,2% del totale.
Le imprese di autotrasporto sono 510, il 7,5% delle imprese artigiane; nel corso di un anno è stata registrata una diminuzione della consistenza delle imprese di 22 unità, pari al 4,1%.
Si accresce però l´artigianato di servizi che comprende 877 imprese e mette in evidenza, dalla dinamica iscrizioni-cessazioni, 25 imprese in più nel corso dell´ultimo anno.
Dall´analisi dei dati emerge un deciso cambiamento a livello strutturale del settore che sta assumendo, con riferimento al numero delle imprese, una dimensione maggiore in particolare nei confronti delle attività di costruzione. Di fatto tale dinamica non è da mettere in connessione con un particolare sviluppo delle opere edili, ma è da attribuire piuttosto ad una frammentazione delle imprese ed all´iscrizione di manodopera anche extracomunitaria per l´esecuzione di piccoli lavori di manutenzione ed in subappalto.
L´Osservatorio Regionale per l´Artigianato segnala il persistere di difficoltà a carico del settore. I fattori critici riguardano in particolare la diminuzione della produzione, la limitata propensione agli investimenti, il calo delle esportazioni, il cedimento dell´occupazione.
Se da un lato i risultati a consuntivo 2003 confermano il periodo congiunturale negativo, dall´altra si rileva un miglioramento degli indicatori rispetto al primo semestre dell´anno. I dati regionali del secondo semestre 2003 infatti, pur registrando un saldo negativo relativamente a domanda/ordinativi (-21,5), fatturato (-19,8), economia (-36,4), evidenziano un sensibile miglioramento rispetto al semestre precedente.
Permane invece negativa la tendenza occupazionale il cui saldo crescita/diminuzione negli ultimi sei mesi 2003 è pari a -2,7. I settori che denunciano un maggiore calo occupazionale sono le costruzioni, il settore metalmeccanico e delle altre manifatture, i servizi alle persone.
Segnali di fiducia da parte degli operatori emergono dai giudizi previsionali espressi con riferimento al primo semestre 2004 che lasciano intravedere aspettative di miglioramento sia in rapporto alla domanda che al fatturato, all´occupazione ed all´economia.
Per quanto riguarda la realtà provinciale astigiana emergono dati più confortanti rispetto a quelli regionali relativamente all´occupazione (+2,1 il saldo crescita/diminuzione registrato nel secondo semestre 2003 e + 3,8 il previsionale per il 2004). Anche il fatturato, con -2,9 a consuntivo 2003, fa registrare per la provincia di Asti la miglior posizione rispetto alle altre province piemontesi.
Per quanto riguarda gli investimenti la tendenza regionale è positiva (le imprese che hanno effettuato investimenti nel primo trimestre sono state il 34%, a fronte del 39% nel secondo). Con riferimento alle previsioni di spesa per gli investimenti, Asti si attesta al primo posto tra le province piemontesi, seguita da Biella, Vercelli e Torino.
Secondo i dati regionali le imprese che hanno investito lo hanno fatto principalmente per il rinnovo delle attrezzature, mentre risulta ancora bassa la propensione a investire in nuove tecnologie: solo l´8,8% delle imprese, a fronte del 14% di un anno fa.
Le fonti di finanziamento per gli investimenti sono principalmente l´autofinanziamento ed il ricorso al credito ordinario o, in minor misura, al credito agevolato; è invece diminuito il ricorso al leasing.
L´indagine mette in evidenza, nel secondo semestre 2004, un aumento delle imprese che ricorrono al prestito, rispetto a sei mesi fa. Crescono anche le imprese con problemi di liquidità, in particolare tra quelle manifatturiere. La causa è probabilmente da attribuire ad un allungamento dei tempi di pagamento da parte dei clienti (ben il 46% li dichiara in aumento, soltanto il 2% in diminuzione).
Con specifico riferimento alla provincia di Asti, secondo l´opinione delle Associazioni di categoria il settore con fatica tiene le posizioni del 2003. L´andamento è in linea generale stazionario. Per quanto attiene il ricorso al credito si lamenta una certa difficoltà in termini di liquidità che si desume da un aumentato ricorso al credito d´esercizio. Il settore riesce ancora a mantenere i livelli occupazionali e nello stesso tempo riesce a far fronte ai problemi derivanti da una generale scarsità di circolazione monetaria.
Altro elemento che sembra condizionare le dinamiche di sviluppo dell´artigianato nei prossimi anni si individua in una specializzazione produttiva riferita ai comparti più tradizionali a bassa e media tecnologia dove il vantaggio competitivo si misura esclusivamente sulla specializzazione della manodopera e sulla sua esperienza e competenza. Si innesca così un circolo vizioso poiché l´indebolimento del mercato, riducendo la capacità di spesa in innovazione e progresso tecnologico delle imprese, può arrestare questo processo di specializzazione ed accentuare il rischio di perdere competitività.
L´impegno delle imprese artigiane, nell´attuale clima congiunturale, è soprattutto rivolto a conservare le posizioni acquisite quando i fattori di competitività sembrano fondarsi sulla capacità di cogliere le sollecitazioni di una domanda sempre più qualificata ed esigente. Per non arretrare il settore dovrà dedicare una particolare attenzione al miglioramento della qualità con lo sviluppo dei sistemi di qualità per ottenere la certificazione del prodotto oltre che con l´introduzione di strumenti di controllo della qualità delle materie prime e di conformità dei prodotti per la tutela dei consumatori.
Queste prerogative sono opportune al fine di una maggiore consapevolezza delle potenzialità del proprio prodotto anche in previsione di un miglior approccio delle imprese sui mercati esteri considerato che la maggior parte delle imprese sfrutta solo in parte le opportunità offerte dall´estero.
La piccola dimensione aziendale, del resto, non permette la dovuta attenzione alle strategie ed all´organizzazione delle vendite, inadeguatezza che sollecita interventi di formazione e di supporto.
In particolare, nei rapporti con l´estero, il settore si aspetta sostegno nei servizi utili all´esportazione quali l´agevolazione di contatti con gli intermediari, l´individuazione di potenziali clienti, le informazioni sulla solvibilità dei committenti e clienti esteri, input su logistica, copertura rischi, contrattualistica, ecc..
Non si può infine dimenticare quel ruolo, proprio del settore artigiano, di formazione della professionalità che tramite lo strumento dell´apprendistato ha consentito il trasferimento del know how, ha arginato il problema disoccupazione ed ha introdotto all´imprenditorialità gli apprendisti più dotati di spirito d´iniziativa. Nelle fasi involutive il ricorso all´apprendistato diventa oneroso per gli artigiani e perciò richiede, per garantire la continuità di questo fondamentale ruolo formativo, interventi finanziari di sostegno.



Aiutaci a darti un servizio migliore
Valuta la qualitÓ dei contenuti di questa pagina


Non ´┐Ż presente alcun ufficio di riferimento per questa pagina

[ inizio pagina ]